
I forti venti occidentali, pilotati sul vecchio continente dal profondo e ampio vortice ciclonico centrato sul mar di Norvegia, hanno sferzato in modo molto intenso anche le creste dell’arco alpino, la Svizzera e buona parte dei paesi della MittelEuropa interessati dal passaggio dell’esteso fronte perturbato oceanico. Le raffiche più forti, ovviamente, si sono raggiunte sui rilievi alpini più elevati, dove localmente si sono registrate folate davvero violente, con picchi over 150-160 km/h. Localmente si è andati anche oltre. Fra le raffiche più elevate segnaliamo i 152 km/h lambiti sul Pilatus, ma raffiche molto più forti hanno sferzato, in modo turbolento, i rilievi e le alture circostanti. Venti molto forti, in genere da O-SO, non hanno risparmiato neppure la Baviera e le Alpi Austriache. Proprio lungo il versante estero delle Alpi lo “stau”, esercitato dai forti venti occidentali, ha assicurato anche persistenti precipitazioni, di debole o moderata intensità, che hanno assunto prevalente carattere nevoso sino alle basse quote, ammantando di neve molte aree che fino a pochi giorni erano totalmente spoglie (come sul versante italiano). Anche la Svizzera non è stata risparmiata dalla furia degli impetuosi venti di origine atlantica catapultati verso il cuore del vecchio continente. In quota le folate sono state anche tempestose, con picchi di velocità media sostenuta sugli 80-90 km/h. Il vento forte è stato il grande protagonista anche a bassa quota, dove localmente si sono ampiamente superati i 90-100 km/h. Notevoli i 109 km/h toccati dalla stazione di St. Chrischona, i 104 km/h di Délémont o gli oltre 90 km/h nel cantone di San Gallo. Da segnalare le raffiche di oltre i 70 km/h archiviate tra Basilea e la città di Zurigo. Nelle ultime ore le correnti occidentali hanno perso gran parte della loro intensità andandosi progressivamente ad attenuarsi, rimanendo sempre tese nei bassi strati e ancora piuttosto intense sui rilievi e crinali alpini.