“Basta al gioco dell’oca delle autorizzazioni“. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha parlato, nel corso della trasmissione ‘Uno Mattina’, dello snellimento dell’iter autorizzativo per il settore degli impianti di energia rinnovabile. ”Abbiamo due impegni: finire di giocare al gioco dell’oca per le autorizzazioni” relative agli impianti, a cui ”stiamo lavorando” – spiega il ministro – e ”dare garanzie al settore”. Anche perche’ il sostegno alle rinnovabili ”non e’ il peso piu’ importante in bolletta”.
”Caldeggerei gli investimenti in ricerca e sviluppo”, ha aggiunto il ministro, riconoscendo di prediligere questa seconda ”possibilita”’ per le rinnovabili. E specifica: ”Il futuro del fotovoltaico e’ avere grande quantita’ di energia in piccole estensioni. Dovrebbe fare un salto tecnologico come quello compiuto alla fine degli anni ’80 dalla telefonia” nel campo delle comunicazioni. Secondo il ministro occorre ”utilizzare le fonti rinnovabili, come il sistema fotovoltaico, per vendere energia in rete” per quello che si chiama ”scambio sul posto”. Ma il ministro preferisce gli ”investimenti in ricerca e sviluppo” nelle tecnologie rinnovabili che ”hanno continuato a crescere” anche durante la crisi. Esempi ne sono il Canada, la Cina, e ”la Corea del sud che ha investito l’8% del Pil in nuove teconologie”. Il fotovoltaico, osserva poi Clini, ha ”un potenziale enorme di sviluppo, attualmente ne viene infatti utilizzato soltanto il 10-12 per cento”. Mentre per ‘‘l’eolico sono interessanti gli sviluppi per quello piu’ piccolo, per gli usi civili”. Infine, rispondendo anche alla protesta di alcuni gruppi di ambientalisti e agricoltori sull’occupazione dei pannelli sui suoli e sui paesaggi in competizione con le produzioni agricole, conclude: il futuro del fotovoltaico dovrebbe essere ”molto disponibile, molto diffuso” e ”non avere una grande estensione”.
Ci saranno ”altri accordi volontari tra istituzioni e imprese entro il mese di maggio”, ha affermato il ministro nel corso della trasmissione mattutina in onda su Rai 1. Parlando dell’impronta di carbonio dei prodotti (‘carbon foot print’) delle aziende, il ministro ha ricordato per esempio le attivita’ di ”compensazione” effettuate dalle aziende, come la ”riforestazione”, appunto per compensare le emissioni. Inoltre Clini ha poi ricordato come il riconoscimento del ”marchio ambientale” sia qualcosa che le aziende possono spendere: un’azienda in crisi – ha concluso – per esempio ha visto crescere ”del 20% i propri prodotti con marchio ambientale” in controtendenza rispetto alla crisi.
