Energia: 24 indicatori per lo sviluppo sostenibile di bioenergie

Emissioni di gas serra, biodiversita’, impatto ambientale. Ma anche sviluppo economico ed occupazionale e monitoraggio della mortalita’ e della morbosita’. Quando si parla di bioenergie, sono molti i fattori in gioco e gli aspetti da tenere in considerazione. Perche’ se e’ vero che le bioenergie offrono molti vantaggi, tra cui la possibilita’ di promuovere lo sviluppo economico rurale, mitigare il cambiamento climatico e garantire l’accesso a servizi energetici moderni, possono anche essere associate a rischi, come ad esempio perdita di biodiversita’, deforestazione, sfruttamento delle risorse idriche. Per tracciare un quadro completo degli elementi da monitorare, in particolare nei Pesi in via di sviluppo dove l’uso delle biomasse e’ prevalente, la Gbep (Global Bioenergy Partnership), iniziativa internazionale istituita dal G8 e presieduta dal ministro dell’Ambiente italiano Corrado Clini, ha individuato i 24 indicatori ambientali, sociali ed economici in base ai quali le bioenergie possono favorire uno sviluppo sostenibile. Elencati all’interno del rapporto”The Global Bioenergy Partnership Sustainability Indicators for Bioenergy” (www.globalbioenergy.org), di cui si e’ parlato anche in apertura del World Future Energy Summit di Abu Dhabi, gli indicatori servono per interpretare eventuali impatti derivanti dalla produzione e dall’utilizzo delle bioenergie: dalle emissioni di gas serra alla questione della biodiversita’, dai costi alla disponibilita’ alimentare, passando per l’accesso all’energia, lo sviluppo economico e la sicurezza energetica.
Gli indicatori che, secondo la Gbep, devono essere monitorarti nel tempo quando si procede sulla strada delle bioenergie, sono divisi in tre aree di interesse: ambientale, sociale ed economica. Per quanto riguarda la prima categoria, questi comprendono il ciclo di vita delle emissioni di Co2, la qualita’ del suolo, i livelli delle risorse forestali, le altre emissioni inquinanti (Co2 esclusa), utilizzo ed efficienza delle risorse idriche, qualita’ delle acque, biodiversita’ nel territorio, uso del suolo e cambiamenti relativi al suo utilizzo a causa della produzione materie prime destinate alle bioenergie. Tra gli indicatori social, invece, ci sono assegnazione e proprieta’ delle terre per la produzione di bioenergie, prezzi e offerta del paniere alimentare nazionale, variazione del reddito, nuovi posti di lavoro creati dal settore, contributo delle bioenergie all’accesso all’energia, mortalita’ e morbosita’ attribuibili alla presenza degli impianti, infortuni sul lavoro, malattie e decessi. Infine, quelli economici, come produttivita’, bilancio energetico, variazioni nel consumo di combustibili fossili e nell’uso tradizionale della biomassa, formazione e riqualificazione della forza lavoro, infrastrutture e logistica per la distribuzione dell’energia.
Gli indicatori sono il risultato della condivisione e dell’accordo tra 23 Paesi e 13 organizzazioni e istituzioni internazionali; altri 22 paesi e 11 organizzazioni e istituzioni internazionali partecipano in qualita’ di osservatori. Sono stati individuati in risposta a quanto indicato durante i Summit G8 del 2008, 2009 e 2010. Misurati nel tempo, gli indicatori saranno in grado di rilevare i progressi di un Paese in materia di sviluppo sostenibile o, al contrario, le carenze. La Gbep e’ presieduta da Corrado Clini, ministro dell’Ambiente italiano, e co-presieduto da Mariangela Rebua’, direttore del dipartimento dell’Energia del ministero brasiliano per gli Affari Esteri. Il segretariato Gbep, ospitato presso la sede della Fao a Roma, e’ il coordinatore della comunicazione e delle attivita’.