
“Al nostro Paese serve uno scatto di reni ed un piano nazionale energetico senza il quale rischiamo di perdere questo vantaggio e rimanere indietro nella competizione internazionale” avverte Rossi Albertini, docente di Chimica e Fisica dei materiali dell’Universita’ La Sapienza di Roma, ricordando che “tecnicamente l’Italia gode di una importante eredita’ nel settore delle rinnovabili con l’idroelettrico che, a partire dagli anni ’40, ci mette oggi in buona posizione rispetto al programma Ue ‘Europa 2020‘”. “Se, inoltre, consideriamo la crescita dell’eolico ed il balzo del fotovoltaico, il nostro Paese si attesta, rispetto al programma europeo, su una posizione importante. Una posizione che andrebbe pero’ sostenuta da una politica energetica complessiva che nel nostro Paese manca” ribadisce il fisico nucleare. “Ad esempio, -suggerisce Rossi Albertini– si dovrebbe pensare a riconvertire stabilimenti per la produzione di auto non per realizzare Suv ma auto elettriche“. E non solo. “Abbiamo un ottimo sprint nella ricerca pero’ ci areniamo nell’applicazione industriale. E’ il caso delle fonti energetiche innovative nelle quali stentiamo a portare sul mercato i prodotti della scienza piu’ all’avanguadia, come il fotovoltaico non convenzionale, basato su plastiche e non sul silicio“.
“Secondo le ultime stime, con il fotovoltaico non convenzionale, -riferisce Rossi Albertini– non solo si ridurrebbe la produzione di rifiuti tossici, ma si otterrebbero risparmi valutati fra il 50 ed il 70%. Abbiamo ancora un vantaggio tecnologico di 5-7 anni rispetto alla Cina che sta investendo molto in green economy: e’ un ‘tram’ che non ci possiamo permettere di perdere. E, ad un recente dibattito tv, anche il ministro Clini ha mostrato grande disponibilita’ in questa direzione“. “Ma la green economy e l’energia da rinnovabili si basano su ricerca, sviluppo industriale, piani nazionali di produzione. Ecco perche‘ -conclude il fisico nucleare- una Commissione interministeriale composta da Mse, Miur e Ambiente potrebbe catalizzare le eccellenze italiane sia della ricerca che delle imprese e farci vincere un’importante scommessa“. E che l’energia pulita sia un ‘tram da non perdere’ lo dimostrano anche i dati sugli investimenti in rinnovabili realizzati nel 2010 nei Paesi del G-20 e pubblicati dal Pew Charitable Trusts, l’organizzazione americana no-profit di informazione sull’energia pulita. Dati raccolti e riesaminati dalla societa’ di ricerche di mercato Bloomberg New Energy Finance. Secondo il rapporto, in Europa, nel 2010, sono stati investiti nelle rinnovabili 94,4 mld di dollari (71 mld di euro) sui 243 mondiali. E non solo. Lo studio fa ammontare, nello scenario piu’ favorevole, a 705 miliardi di dollari entro il 2020 gli investimenti privati nell’Ue in progetti eolici, solari, biomasse, termovalorizzatori, mini idroelettrico, geotermico ed energia marina. In questo scenario, secondo il rapporto, per l’Italia si stima una possibilita’ di attrarre investimenti fino a 68 mld di euro per il 2020.