
Una Epifania tempestosa non capita di certo ogni anno. I furiosi venti dai quadranti settentrionali che in queste ore stanno sferzando con forza buona parte della penisola e le isole maggiori sono stati attivati da un profondo vortice di bassa pressione che nella prima mattinata odierna si è isolato sul basso Adriatico, nel tratto di mare antistante le coste di Brindisi. La profonda area depressionaria si è sviluppata e approfondita, fino ad un valore di 983-982 hpa, in seguito all’affondo di una stretta saccatura, ben strutturata in quota (a circa 500 hpa), che dal mar Baltico, sede della circolazione depressionaria principale con un minimo al suolo sui 975 hpa, ha propagato i suoi tentacoli in direzione dei Balcani e del basso Adriatico, in risposta alla timida “erezione“ dell‘alta pressione delle Azzorre verso le latitudini settentrionali. Con la formazione della profonda ciclogenesi secondaria, tra basso Adriatico e coste albanesi, stimata attorno i 982 hpa, si è innescato un notevolissimo “gradiente barico” (differenza di pressione) tra la penisola Iberica, sede di un robusto promontorio anticiclonico di oltre 1035 hpa, e la Grecia e i Balcani, interessati da questa profonda circolazione depressionaria nei bassi strati.
Questo notevolissimo squilibrio barico, fra Spagna e Grecia, ha generato un severo infittimento delle isobare sopra i cieli della nostra penisola e sulla regione alpina, dando cosi luogo alle bufere di vento, dai quadranti settentrionali, che hanno imperversando in tutto il territorio nazionale, creando enormi disagi e difficoltà nei collegamenti marittimi e aeroportuali, specie al centro-sud. Il vento però ha assunto caratteristiche tempestose anche per la rapida caduta di pressione che ha riguardato soprattutto le regioni adriatiche e il centro-sud. Difatti, oltre al forte vento di “gradiente”, si è sommato il cosiddetto vento “Isallobarico” che è generato da una rapida caduta di pressione su una’area più o meno vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi.
Ciò ha originato i potenti fortunali che tuttora, in queste ore, stanno spazzando con particolare violenza le coste del Molise e la Puglia, in modo particolare tutta l’area della penisola salentina, tra brindisino e leccese, dove sono state segnalate raffiche di picco fino a 120-130 km/h. Le regioni maggiormente colpite dalla furia eolica sono senza ombra di dubbio la Sardegna, la Sicilia, il Molise e la Puglia, dove in molte località si sono ampiamente sfondati i 120 km/h. Nella serata di ieri la Sardegna è stata spazzata da violente raffiche di Maestrale, in sfondamento dal golfo del Leone, che hanno superato i 130 km/h sul settore nord-orientale dell’isola, con picchi di oltre i 140 km/h all’interno delle Bocche di Bonifacio, ove si è generato un autentico uragano, con risentimenti fino alla parte occidentale del Tirreno centro-meridionale, mentre sulle alture della Corsica si sarebbero sfiorati i 200 km/h.
Nulla a che vedere con gli impressionanti 275 km/h di massima raffica raggiunti sulle Alpi Svizzere nella serata di ieri, a quasi 3000 metri di quota. In poche ore le forti burrasche hanno attraversato tutta l’isola, dall’oristanese e sassarese al cagliaritano, per espandersi al medio-basso Tirreno e al Canale di Sicilia, fino a raggiungere le coste del trapanese, del palermitano e del messinese nella nottata successiva, dove hanno infuriato venti a tratti veramente violenti che hanno percorso tutta la costa tirrenica, da O-NO. Basti pensare che in alcuni punti, come a Brolo, nel messinese tirrenico, sono state registrate raffiche di oltre i 120 km/h, con un picco assoluto di ben 143 km/h. Un valore davvero notevole malgrado la località è sita in un’area particolarmente esposta alle impetuose correnti da O-NO che irrompono bruscamente dalla Sardegna.
I fortissimi venti che dalla Sardegna si sono poi propagati al Tirreno hanno reso il mare molto agitato (forza 6), con lo sviluppo di onde alte anche più di 5.0 metri. Purtroppo le bufere di vento hanno provocato danni ingenti, specie in Sardegna, nel messinese tirrenico e sul brindisino. In qualche caso le raffiche sono state talmente violente da scoperchiare i tetti di abitazioni, sradicare interi alberi e sollevare per aria motorini e scooter posteggiati. Nelle prossime ore, con l’allontanamento del profondo minimo barico da 982 hpa verso la Grecia e l‘Egeo, le bufere si concentreranno soprattutto tra il medio-basso Adriatico e lo Ionio, almeno fino alla tarda mattinata di domani, con raffiche fino a oltre i 120 km/h, che faranno traboccare ulteriore aria fredda dalla regione montuosa balcanica e dai rilievi della Bosnia Erzegovina. Oltre al forte vento bisognerà fare attenzione anche ai rovesci e ai temporali, nevosi sin dai 700 metri, che nelle prossime ore continueranno ad interessare la Sicilia, in particolare la costa tirrenica, il Molise, la Puglia e in parte pure la Calabria, specie l’area del cosentino e il reggino. Solo dalla mattinata di domani è atteso un sensibile miglioramento, con l’apertura di schiarite sempre più ampie. I mari continueranno a presentarsi ancora molto mossi o agitati, fino a molto agitato il medio-basso Tirreno, mentre lo Ionio a largo potrà divenire persino grosso (forza 7), con onde alte anche più di 6.0-7.0 metri che nella giornata di domani si abbatteranno con grande impeto lungo le coste libiche del golfo della Sirte e della Cirenaica, determinando una grossa mareggiata.
