“E’ comprensibile che dinanzi a tragedie cosi’ grandi come quella dell’isola del Giglio l’opinione pubblica venga informata e si cerchi subito il responsabile. Questo non giustifica pero’ il solito, sempre piu’ grottesco, processo mediatico, celebrato dalla giustizia di cartapesta di ‘seconda serata’, pronta ad emettere sentenze di piazza e ad eccitare la ripulsa morale. E cio’ a danno dell’accertamento giudiziario vero e in favore di una giustizia sommaria“. L”Unione camere penali italiane interviene sulla vicenda del naufragio della nave Concordia. In questo momento, sottolinea l’Ucpi, “invece di intonare il crucifige, e’ importante che si facciano indagini serie ed approfondite, per non ritrovarci, alla fine, senza nessun responsabile dell’accaduto, com’e’ successo per un’altra tragedia del mare in quello stesso Tirreno innanzi alla Toscana tanti anni fa“. I penalisti fanno notare che “come al solito, quando l’invocazione alla galera immediata diventa un coro mediatico, ci si scaglia anche contro il gip, che ha comunque privato della liberta’ l’indagato, se nella sua decisione non onora il riflesso brutale ed antigiuridico secondo il quale il carcere, e solo il carcere, deve precedere comunque l’accertamento della responsabilita’, sussistano o meno le esigenze previste dalla legge per applicarlo in fase di indagine, ed a prescindere dal fatto che le stesse possano essere soddisfatte in altro modo“. Ed allora, innanzitutto, “il giudice va difeso – incalza l’Ucpi – dagli attacchi mediatici ogniqualvolta la sua decisione risponde al principio di civilta’ che vede la custodia in carcere come extrema ratio. Del resto, come ogni decisione giudiziaria, la decisione di un gip puo’ essere legittimamente criticata, da tutti, ovviamente anche dal pm, che e’ una parte processuale come le altre, purche’ con espressioni serene e senza eccitare gli animi gia’ sconvolti dalla tragedia“.
