
Lo scorso anno la più vicina supernova di tipo Ia fu osservata soltanto 11 ore dopo la sua esplosione, permettendo agli astronomi di cominciare a svelare l’identità di queste esplosioni. La teoria è che le nane bianche, ossia stelle estremamente dense e compatte composte principalmente da carbonio e ossigeno, siano le responsabili di tali esplosioni. Grazie ad un’altra fortunata osservazione della supernova SN 2011 fe da un telesopio robotico sull’isola di Maiorca, gli astronomi hanno confermato la provenienza di questo tipo di supernove. Questa volta è stato possibile osservare l’oggetto soltanto 4 ore dopo l’esplosione, ed è stato possibile notare come la dimensione della stella progenitrice è così piccola e a così alta densità, che qualsiasi altra possibilità risulta marginale. Nel 1998, due team di ricerca usarono le supernovae di tipo Ia per concludere che l’espansione dell’universo sta accelerando, presumibilmente alimentata da una misteriosa energia oscura. Questa scoperta ha consegnato a tre astrofisici, tra cui UC Berkeley e LBNL di Saul Perlmutter, il Premio Nobel 2011 per la Fisica. La stella progenitrice, di SN 2011fe era un oggetto compatto con un diametro inferiore ad un decimo di quello del Sole. In base alla luminosità dell’esplosione, avvenuta a 21 milioni di anni luce nella galassia Pinwheel (M101), i ricercatori hanno concluso che doveva trattarsi necessariamente di una nana bianca. Le nane bianche sono stelle molto dense delle delle dimensioni della Terra che hanno bruciato tutto il loro combustibile in carbonio e ossigeno prima di fermare la fusione definitivamente, raffreddandosi successivamente e lentamente in cenere scura. Le nuove analisi dicono che la stella possedeva un diametro pari a 1/50 di quello del nostro Sole, che implica una densità da 100 a 1000 volte superiore. Presumibilmente, la nana bianca acquisisce massa dalla sua compagna binaria fino a quando la temperatura e la pressione nel nucleo aumenta a tal punto da riavviare le reazioni di fusione. Questa volta, il carbonio e l’ossigeno sono fusi in nichel e ferro in una reazione che consuma la stella in pochi secondi, soffiando come una bomba termonucleare. La prima luce dall’esplosione dovrebbe essere prodotta dal bagliore del gas surriscaldato che la circonda. Nessuno ha mai preso questo bagliore d’urto perché è piuttosto debole e decade in fretta. Gli astronomi vedono la luce proveniente dal decadimento di elementi radioattivi creati nell’esplosione, che può brillare nelle settimane successive. Il diametro della compagna della supernova deve essere inferiore a un decimo di quello del Sole, escludendo giganti rosse e normali stelle della sequenza principale.