
Allarme trivellazioni ”libere” in Italia: gli ambientalisti lanciano l’sos e si scatenano sulla base di alcune indiscrezioni in merito alle misure sulle liberalizzazioni. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, rassicura: ”Le indiscrezioni relative a norme sulle trivellazioni in mare per le ricerche petrolifere che sarebbero inserite nel cosiddetto ‘decreto liberalizzazioni’ sono prive di fondamento”, dice il ministro facendo presente che ”la protezione del mare e delle coste e’ la priorita’ del nostro lavoro di queste ore”. Ma questo non e’ bastato a fermare le ire delle associazioni che sottolineano il momento difficile per il mare italiano dopo la tragedia della nave Costa Concordia dinanzi alla costa dell’ isola del Giglio, in Toscana. ”Non servono altri disastri”, sottolinea Greenpeace. E sabato 21 gennaio chiamano a raccolta per la manifestazione ‘No Triv: tutti in piazza per un futuro piu’ sano e sostenibile’ a Monopoli, in provincia di Bari. In particolare sotto accusa sono l’articolo 21 che prevede la riduzione della distanza per trivellare da 12 miglia a 5 miglia e l’articolo 22 comma 1 in cui – secondo le indiscrezioni accreditate dal mondo ambientalista – si introduce una norma che prevede che l’attivita’ di prospezione e coltivazioni di idrocarburi e’ libera. Sempre Greenpeace parla di ”attentato al mare”. ”La proposta del governo Monti di riavvicinare a terra le attivita’ petrolifere offshore – prosegue l’associazione – e’ una minaccia alla credibilita’ dell’Italia”. E’ ”da irresponsabili mettere a rischio le aree protette costiere e marine, tutelate dalle norme nazionali, internazionali e comunitarie, facendo saltare la norma, approvata dal Parlamento nel giugno 2010, che prevede l’interdizione delle attivita’ di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare dentro le aree protette e in un raggio di 12 miglia”, sottolinea il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni. Giudica la norma ”una vergogna senza precedenti” il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. Per Ermete Realacci (Pd) le trivellazioni facili sono ”pura follia”. Secondo Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale in Commissione Ambiente, ”non bastano le motivazioni economiche contenute nella relazione”. ”Questo modo di ragionare – dice – e’ inaccettabile in un mondo e in un paese in cui il debito ecologico assume dimensioni gravi quanto quelle del debito pubblico”. Sulla stessa linea Legambiente: ”Per ottenere una buona valutazione da Standard&Poor’s e far alzare il rating il nuovo governo sceglie la via piu’ antica e obsoleta: quella di svendere il paese ai petrolieri. Alla faccia della green economy”. Per Legambiente a rischio petrolio isole Tremiti, Egadi, Montecristo.