
L’impero Khmer in Cambogia e’ crollato non a causa di guerre di confine o pestilenze ma per la scarsa manutenzione al suo imponente sistema idrico. A questo si e’ aggiunta anche una mutazione climatica che ha portato stagioni piu’ secche e siccitose. A questi due fattori, la civilta’ Khmer, a lungo andare non ha resistito ed e’ scomparsa tra il XIV e il XV secolo. Lo ha scoperto un team di ricerca internazionale dell’universita’ di Cambridge, Miami e della Florida che ha pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences la ricostruzione del declino dell’impero, per un lungo periodo esteso dalla Tailandia al Vietnam. La maggior parte delle ricerche di paleoecologia sull’impero Khmer sono state fatte nel sito archeologico di Angkor, dove sorgeva una fitta rete di invasi e canali lunga un migliaio di chilometri quadrati che consentiva alla citta’ di non soccombere alle piogge monsoniche stagionali, ne’ alla siccita’, grazie ad un’accurata gestione delle acque raccolte e conservate in grandi bacini, noti come Baray. Da rilievi fatti nel West Baray, il piu’ ampio dei quatto invasi di Angkor, basati sui tassi di sedimentazione, densita’ dei sedimenti, composizione e colore e’ emerso che a dapauperare l’impianto idrico e di conseguenza a minare la sopravvivenza nel territorio urbano e’ stato l’impatto del clima, passato da umido a secco con periodi di siccita’ piu’ prolungati e una minore attenzione alle opere di manutenzione.