Siccità e carenza di neve, l’inverno è appeso a un filo. Occhi puntati sul vortice polare: intervista a Massimiliano Pasqui (Cnr)

In questi giorni di grande gelo, forse ci stiamo dimenticado del tipo di stagione invernale che ci ritroviamo a vivere. Se proviamo, infatti, a scorgere lo sguardo all’orizzonte meteorologico, ci accorgiamo che già a partire dal prossimo weekend ci sono solo tante incognite e pochissime certezze sulla persistenza del freddo, e sull’arrivo – tanto atteso dalle Alpi all’Appennino – della neve vera, copiosa e abbondante fin dalle basse quote. Siamo al 17 gennaio, non più all’inizio della stagione, e in questa prima parte d’inverno solo nelle Regioni del medio/basso Adriatico e al sud c’è stato un pò di freddo con nevicate abbondanti in quota, e più fugaci anche a basse quote. Per il resto, l’Italia sta soffrendo di una straordinaria siccità nelle sue Regioni Tirreniche centrali e in tutto il nord, come oggi ha spiegato la Coldiretti, diffondendo una nota eloquente sull’allarme deficit idrico. Un allarme evidenziato ancor di più da Vincenzo Levizzani, fisico delle nubi e del remote sensing dell’Istituto per le scienze atmosferiche e del clima del Cnr con cui abbiamo parlato di galaverna e neve chimicaLevizzani, infatti, a margine dell’intervista su questi insoliti e affascinanti fenomeni invernali che in questi giorni stanno interessando la pianura Padana, ci ha detto che “la scarsità di precipitazioni comincia a diventare preoccupante. Vedremo la seconda parte dell’inverno, ma si sta configurando una possibile “water scarcity” come la definiscono gli idrologi. Siamo sempre più interfacciati con questo tipo di situazione che provocherà cambiamenti nel nostro utilizzo dell’acqua. Non stiamo parlando di situazioni come quella del Corno d’Africa, ma certamente parliamo di acqua che viene a mancare in certi periodi mentre in passato siamo stati abituati a non considerarlo mai un problema“.

Per approfondire la situazione meteorologica, abbiamo poi intervistato Massimiliano Pasqui del Cnr-Ibimet (Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche). Pasqui ci ha confermato quanto detto dal collega Levizzani e quanto già anticipato oggi dalla Coldiretti, rimandandoci ai dati dell’ISAC che “parlano chiaro“.
Al momento – ci ha infatti spiegato Pasquila situazione di deficit di pioggia, soprattutto per il centro nord, è importante. Non direi ancora da allerta, ma importante. Il trimestre di ottobre-novembre-dicembre è stato molto caldo e le piogge autunnali hanno portato purtroppo solamente lutti e danni, senza i quantitativi che in quel periodo caratterizzano il bilancio pluviometrico. Quindi se si tolgono gli eventi alluvionali delle coste tirreniche praticamente non ha quasi piovuto nel resto del paese“.
Parlando poi in modo più preciso dell’inverno e di questo mese di gennaio, il meteorologo del Cnr ci ha detto che “anche Gennaio sembra caratterizzato da questa carenza pluviometrica, fatto salvo il sud che invece è stato e sarà interessato da perturbazioni anche nel prossimo weekend e la prossima settimana. I modelli numerici hanno modificato molte volte le loro previsioni. Anche e forse soprattutto per uno straordinario vigore del Vortice Polare che però in questi giorni sta mostrando un possibile cedimento. Se tale cedimento fosse confermato è chiaro che la circolazione dei prossimi 40 – 60 giorni ne sarebbe immancabilmente condizionata in maniera profondamente diversa rispetto a quello che abbiamo visto fin qui sia a dicembre che metà gennaio. Se non dovesse accadere questa situazione si potrebbe protrarre ancora per qualche settimana, escludendo le regioni centro – settentrionale da precipitazioni significative“.

L’inverno, quindi, è appeso a un filo e gli occhi sono tutti puntati sul vortice polare. Ma siamo al 17 gennaio e capiremo presto quale sarà l’evoluzione stagionale: “credo però che se ci sarà questo cambiamento – ha concluso Pasquilo sapremo a breve, nel giro di una decina di giorni, e quindi basta aspettare un po’ prima di sapere come andremo a finire con l’inverno 2011-2012. Personalmente spero che non si replichi quello, veramente anomalo del 2006-2007“. Già, quell’inverno davvero strano senza freddo nè neve su gran parte d’Italia e del Mediterraneo grazie a un continuo flusso zonale Atlantico spinto da una corrente a getto rapidissima. Pochi giorni fa, non a caso, il nostro bollettino titolava: “Previsioni Meteo a lungo termine: sempre più concreto lo spettro anticiclonico dell’inverno 2006/2007”. Dopotutto un cambiamento è ancora possibile, e noi attendiamo fiduciosi.
Anche se le l’indice Standardized Precipitation Index a 3 mesi e le previsioni mensili del Cnr per il mese di gennaio e febbraio emesse ad inizio gennaio (immagini a corredo dell’articolo) non sono certo incoraggianti.