
Nei tragici e convulsi giorni subito dopo l’incidente nucleare di Fukushima venne anche considerata l’ipotesi di evacuare Tokio. Lo scrive oggi il New York Times, citando anticipazioni di un rapporto indipendente realizzato da una squadra di una trentina fra giornalisti, avvocato e professori universitari della Rebuild Japan Initiative Foundation, che hanno incontrato piu’ di 300 protagonisti della crisi scoppiata con il sisma e lo tsunami dell’11 marzo 2011. Uno dei punti cruciali sottolineati dal rapporto di 400 pagine e’ la mancanza di fiducia che regnava fra il governo del primo ministro Naoto Kan, i manager dell’impianto Daiichi a Fukushima e la societa’ Tepco che lo gestiva. Il presidente della Tepco, Masataka Shimuzu, chiamava il governo per dire che bisognava evacuare tutto lo staff della centrale, mentre il manager dell’impianto, Maso Yoshida, sosteneva che la situazione poteva rimanere sotto controllo solo in presenza del personale. Ma per il governo, che intanto cercava di non allarmare l’opinione pubblica, l’evacuzione dello staff rappresentava lo scenario peggiore. Perche’ cosi’ la centrale sarebbe andata fuori controllo, rilasciando grandi quantita’ di materiale radioattivo nell’aria, che avrebbe portato all’evacuazione di altri centrali con il rischio della loro fusione. L’allora capo di gabinetto Yukio Edano avverti’ che tale “demoniaca reazione a catena” poteva portare all’evacuazione di Tokio. Evacuando Daiichi, “perderemmo anche Fukushima Daini e Tokai” -disse Edano, citando i nomi di altre due centrali- e se cio accadesse sarebbe logico concludere che finiremo per perdere anche Tokio”.