In questi giorni d’emergenza neve e freddo, ci sono alcune zone d’Italia che si sentono un pò “lontane dal mondo” e anche trascurate dai media, perchè stanno vivendo una situazione meteorologica diversa dal resto del Paese, attanagliato nella morsa di gelo e neve come gran parte d’Europa. Si tratta dell’estremo nord/est dove, tra Veneto, Friuli e Trentino c’è molto freddo con un’impetuosa bora ma è caduta pochissima neve anche sui rilievi, e dell’estremo sud, tra Salento, Calabria e Sicilia dove c’è stato tanto maltempo ma senza temperature poi così tanto basse, infatti la neve non è caduta fin su coste e pianure come invece è successo dalla Puglia centro/settentrionale e dalla Basilicata in sù, ma si è limitata a interessare le zone interne, seppur dalle basse quote collinari dove è arrivata copiosa.
Nei prossimi giorni un nuovo peggioramento potrebbe portare la neve anche al nord/est e il freddo gelido anche all’estremo sud, ma di questo parleremo nei prossimi aggiornamenti previsionali: in quest’articolo vogliamo spiegare perchè in queste due aree di territorio comunque abbastanza ristrette e localizzate rispetto al resto del Paese, si sono verificate delle condizioni meteo così differenti.
Innanzitutto, per quanto riguarda il freddo, bisogna dire che in molte zone d’Italia sono stati battuti dei record storici ultra-decennali, e non solo al centro/nord ma anche in Sardegna dove Cagliari, con una minima di -3,2°C nella giornata di ieri, martedì 7 febbraio, ha superato il picco più basso del 1956.
Il freddo gelido non è arrivato all’estremo sud, nel Salento e in Calabria e Sicilia, perchè il posizionamento dei vari centri di bassa pressione è stato tale da richiamare masse d’aria più miti provenienti da vicino nord Africa. Il gelido burian, infatti, ha aggirato l’arco Alpino ed è piombato nel Mediterraneo dalla sua porta centrale, la Valle del Rodano, andando a invadere Francia, Spagna, Baleari, Sardegna e addirittura nord Africa ben prima rispetto a Sicilia, Calabria e Puglia meridionale, tanto che mentre Algeri era sotto le nevicate, a Tunisi si vedevano fiocchi e si imbiancava addirittura Tripoli, tra Lecce e Crotone la temperatura sfiorava i +10°C!
Il centro di bassa pressione, dapprima posizionato nel Tirreno e successivamente nello Jonio, non lontano dai litorali Calabresi, ha determinato un asse dell’aria fredda non favorevole al suo ingresso sulle estreme Regioni meridionali. Davvero curioso quanto accaduto lungo la linea di demarcazione, in Puglia, con nevicate fin in pianura dal Barese in sù e continue piogge con temperature positive nel Salento, tra Tarantino e Brindisino ancor prima che nel Leccese. In Calabria e Sicilia la neve è caduta copiosa, ma solo oltre i 300/500 metri di quota. Nel nord della Calabria qualche fiocco s’è visto anche più in basso, ma senza accumuli.

Dopotutto non bisogna ancora “gettare la spugna“: quest’eccezionale febbraio non si è ancora concluso anzi non è ancora arrivato a metà, e nei prossimi giorni potrà regalare altri eventi freddi e nevosi anche a queste piccole e limitate aree che fin qui non hanno avuto tutto il freddo e la neve delle altre Regioni. Anche se gli ultimi aggiornamenti dei centri di calcolo fanno pensare che, almeno tra venerdì e domenica, le zone più colpite saranno sempre le stesse …
Una postilla finale: non sempre le eccezionali ondate di gelo e neve provocano record di freddo e di accumuli nevose in tutte le Regioni d’Italia. Il territorio del nostro Paese è così tanto vario e tormentato a livello orografico che difficilmente la neve può arrivare ovunque contemporaneamente. Le grandi ondate di gelo sono tali non solo per intensità, ma anche per durata ed estensione. Il famoso inverno 1985 non ha mai visto nevicate fin sulle coste e le pianure dell’estremo sud, in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, dove nevicò copiosamente nelle zone interne e in montagna. E in molte zone del sud, il febbraio 2003 è stato più freddo del febbraio 1956; a fine gennaio 1999 ha nevicato più che nel febbraio 1929 ecc. ecc. ecc. Potremmo continuare per ore riproponendo esempi localizzati di città, paesi o intere Regioni che hanno avuto grandi eventi meteorologici storici e da record, però limitati nel loro territorio. Quello che stiamo vivendo quest’anno è simile a 1929, 1956 e 1985 in linea generale, per quanto riguarda l’Italia e l’Europa, a prescindere da ogni tipo di analisi “da orticello”.