
Un comitato di ricerca del governo giapponese cancello’ da un suo rapporto un allarme tsunami per la costa nord orientale appena otto giorni prima che l’area fosse effettivamente colpita dal sisma e il maremoto dell’11 marzo dell’anno scorso. Lo riferisce oggi l’agenzia Kyodo, mentre si avvicina il primo anniversario del disastro di Fukushima. Il rapporto, mai pubblicato, fu presentato ad una riunione fra esponenti del ministero della Scienza e di alcune compagnie elettriche, fra cui la Tokyo Electric Power Co (Tepco), gestore della centrale Daiichi di Fukushima. Fra gli studi citati, c’era un articolo che sottolineava come un forte terremoto avrebbe potuto scatenare un importante tsunami in qualsiasi momento lungo la costa delle prefetture di Miyagi e Fukushima. A tale conclusione si era giunti sulla base di un esame dei sedimenti sul fondale marino, che evidenziava quattro importanti tsunami negli ultimi 2500 anni. Tali maremoti erano avvenuti con un intervallo fra i 450 e gli 800 anni e dall’ultimo ne erano passati 500. Le compagnie elettriche ottennero pero’ di far cancellare i riferimenti ai passati tsunami e di minimizzare l’allarme terremoti. Sul rapporto rimase citata solo la possibilita’ di un grande terremoto a largo della costa pacifica nord orientale. Pochi giorni dopo un sisma di magnitudo 9, seguito da uno tsunami, colpiva l’area provocando oltre 19mila morti e innescando un grave incidente nucleare.