Una serie di errori umani e difetti di progettazione favoriti da uno tsunami di proporzioni imprevedibili. Cosi’ puo’ essere sintetizzato il disastro della centrale di Fukushima a quasi un anno dallo tsunami che lo ha provocato e che ha fatto salire l’incidente al grado massimo nella classificazione internazionale della gravita’. Il terremoto che l’11 marzo 2011 ha messo in ginocchio il Giappone e’ stato classificato di magnitudo 9 sulla scala Richter, il quarto di sempre e il piu’ potente sul territorio nipponico. A questo e’ seguito uno tsunami la cui onda piu’ alta registrata e’ stata di 23 metri, mentre la centrale e’ stata investita da un’onda di 14 metri, molto al di sopra dei 4 metri previsti come massimo. Al momento del sisma, dei sei reattori della centrale erano attivi solo l’1, il 2 e il 3, mentre gli altri erano spenti, anche se sottoposti a raffreddamento. Alle 15.35, quando lo tsunami da 14 metri ha raggiunto la centrale, 11 dei 12 generatori delle pompe di raffreddamento sono andati fuori uso.
L’unico a resistere, che ha evitato danni peggiori ai reattori 5 e 6, era anche il solo piazzato al primo piano. Contemporaneamente tutta la centrale e’ andata in blackout, compresa la sala di controllo, al punto che i lavoratori hanno cercato di collegare le batterie delle proprie auto agli strumenti per farli ripartire. Nei reattori da 1 a 3 si sono verificate, secondo le analisi della World Nuclear Association, fusioni parziali dei noccioli, seguite da esplosioni e rilascio di isotopi radioattivi nell’aria e nell’acqua. Nel reattore numero 4, pur essendo spento, si e’ verificata un’esplosione qualche giorno dopo il sisma, dovuta probabilmente a idrogeno che si e’ sviluppato nel reattore numero 3 ma ha raggiunto il 4 attraverso dei tubi di collegamento. I reattori 5 e 6 invece hanno avuto solo danni minori. La centrale e’ stata messa in sicurezza definitivamente solo lo scorso dicembre, ma ancora oggi piu’ di 3 mila persone lavorano al decommissioning. L’incidente e’ stato nei primi giorni classificato come di livello 5 sulla scala Ines, ma in seguito il rilascio di radiazioni nell’ambiente ha fatto alzare il livello da parte delle autorita’ a 7: il disastro e’ divenuto cosi’ l’unico oltre a quello di Chernobyl ad avere ‘meritato’ la classificazione piu’ alta, anche se secondo diversi esperti quello giapponese e’ stato molto meno grave. Dal punto di vista delle vittime, 167 lavoratori hanno ricevuto dosi di radiazioni superiori a 167 milliSievert, mentre non si sono registrati morti a causa dell’esposizione. Nell’incidente pero’ sono deceduti tre lavoratori per altre cause. Quasi 200 mila persone sono state evacuate dalle aree vicino alla centrale.
