Harlen Bretz e l’antico diluvio dell’altopiano del Columbia

Credit: NASA/Goddard/Anna Brunner.

Attraverso l’arido paesaggio orientale dello stato di Washington, per circa 96 chilometri lungo il Grand Coulee, un visitatore si sente costretto a spalancare le braccia, fare un respiro profondo e chiedersi come sia potuto nascere uno scenario così maestoso. Una domanda che nel 1922 si pose anche J Harlen Bretz, un geologo dell’Università di Chicago. Ed è la domanda che lo ha portato a proporre una delle idee geologiche più audaci di tutto il XX secolo. Per l’occhio esperto, il profilo terrazzato delle scogliere fa percepire la presenza passata di acqua. Non c’è da sorprendersi, quindi, che i geologi agli inizi del 1900 conclusero che il Grand Coulee fosse stato scavato da un fiume, probabilmente il Columbia, che lo aveva lentamente inciso attraverso strati su strati di roccia. Questa era l’opinione dominante di quei tempi, non solo di Bretz, ma di tutta la comunità scientifica. Più tardi però, il ricercatore, cominciò a rendersi conto che la lenta azione di un fiume non poteva adeguatamente spiegare tutto. Qualcosa di improvviso e molto più violento doveva essere accaduto. La soluzione migliore sembrava essere un diluvio catastrofico. Questa idea era contraria a qualsiasi teoria sino ad allora ipotizzata, tanto che lo stesso Bretz ne dubitò in un primo momento. Lyell, un mentore di Charles Darwin, disse che “se osserviamo il funzionamento dei processi attuali, possiamo avere l’interpretazione degli eventi accaduti in passato con una base più sicura”. Il fondamento di questo pensiero, chiamato dell’uniformità, era stato deposto alla fine del 1700 dallo scienziato scozzese James Hutton, il quale smentì le considerazioni popolari che pensavano che il mondo fosse stato modellato in poche migliaia di anni da eventi catastrofici. Al contrario, egli sosteneva che i processi geologici avessero lavorato lentamente e metodicamente, e che quindi la Terra doveva essere molto antica. Per più di un secolo, i geologi hanno guardato il mondo in questo modo. Così nel 1923, la comunità non era affatto preparata all’idea di un cataclisma. Ipotesi che era considerata addirittura scandalosa, e che rilevò indignazione da parte dei colleghi dello scienziato. Bretz incontrò molta resistenza e addirittura gli fu fatta un’imboscata dagli scettici in una riunione nel 1927. Bretz aveva violato il concetto dell’uniformità, ed il diluvio non sarebbe mai potuto accadere perché i geologi non avevano mai riscontrato nulla di simile. Una delle obiezioni riguardava il comportamento dei fiumi, che a loro parere non si comportavano come Bretz asseriva. A dire il vero non era facile ammettere una simile teoria, in quanto questa alluvione sarabbe stato l’evento più grande mai accaduto sul nostro pianeta, difficile anche da immaginare e descrivere.

Il maestoso scenario del Grand Coulee

VERSO LA SOLUZIONE – Nel corso dei decenni successivi però, Baker e una schiera di ricercatori, cominciarono a concretizzare l’idea che tutto questo forse, era realmente accaduto. I geologi nel tempo hanno compreso che le acque di questo diluvio avrebbero sommerso un grattacielo di 40 piani, rendendo l’evento più violento di 20 volte rispetto all’uragano Katrina che ha distrutto parte della superficie di New Orleans e la costa del golfo nel 2005. Sulle colline di questo luogo appaiono gigantesche increspature lasciate dalle correnti delle acque, profonde anche 30 metri. Dopo innumerevoli teorie, nel 1940 la scala sembra pendere a favore di Bretz durante una conferenza. Si riuscì a dimostrare che il Glacial Lake aveva accumulato in tempi remoti una riserva d’acqua pari a quella del lago Ontario, sufficiente ad inviare un mostruoso diluvio dal Montana sino all’Oceano Pacifico. Fu spiegato che le colline di sabbia-ghiaia, erano in realtà increspature lasciate sul fondo del lago dalle correnti. Le incresptaure del diluvio si possono trovare sino a Portland, e ha lasciato la porta aperta a Bretz per dimostrare che un’improvvisa rottura della diga di ghiaccio aveva scatenato l’acqua glaciale. Oggi gli scienziati sanno che molti luoghi hanno avuto origine da inondazioni, tra cui il canale della Manica. E tutto questo non accade soltanto sulla Terra. Marte ad esempio, presenta canali di deflusso, canyon, vallate, che ai giorni attuali sono viste come prove di inondazioni catastrofiche avvenute in tempi remoti sul pianeta rosso. Un tempo però, c’è gente che ha lottato per imporre le teorie che oggi ci sembrano così scontate. Alcuni scienziati hanno pagato addirittura con la morte delle teorie valide e veritiere, soltanto perché contrarie a quelle della comunità scientifica. E’doveroso quindi ricordare questi scienziati che ci hanno aperto le porte della conoscenza.