Il governo nepalese ha chiesto l’assistenza della comunità internazionale per stabilire quale sia l’effettiva altezza dell’Everest, nonostante l’accordo raggiunto con la Cina due anni fa e nel quale si stabilisce che il “tetto del mondo” si trova a quota 8.848 metri. Come spiega il sito della Bbc il dato è tuttavia sembrato provvisorio e le autorità nepalesi lavorano da tre anni a un nuovo progetto di misura per il quale è però necessario dell’equipaggiamento speciale in grado di funzionare a temperature fino a 45 gradi sottozero e il relativo personale tecnico. Di qui la necessità di coinvolgere degli investitori esteri, sebbene Katmandu non abbia ancora deciso quale livello di finanziamento richiedere, per non far sì che il progetto diventi eccessivamente dipendente dai donatori.
La disputa con la Cina (un versante della montagna si trova in territorio tibetano) è sorta durante un vertice sulla frontiera comune ed è dovuta al fatto che Pechino ritiene che l’altezza dell’Everest debba essere misurata basandosi su quella effettiva della roccia di cui è composta la montagna; il Nepal sostiene invece che debba essere preso in considerazione anche lo strato di neve e ghiaccio che ricopre la cima – come avviene per altri picchi nel mondo – e che è spesso circa 4 metri. A complicare ulteriormente la situazione è il fatto che la catena dell’Himalaya è geologicamente ancora giovane e continua a sollevarsi man mano che la zolla indiana scivola sotto quella eurasiatica. L’altezza dell’Everest è stata oggetto di controversie fin dalla prima misurazione, nel 1856: la quota ufficiale nepalese di 8.848 metri è stata rilevata per la prima volta nel 1955 da una spedizione indiana, mentre un team statunitense – che ha utilizzato la tecnologia Gps – ha registrato un’altezza di 8.850 metri, accettata dalla National Geographic Society americana ma non dal Nepal.
