Oltre al gelo e alle grandi nevicate, che hanno letteralmente sommerso quasi tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia alla Basilicata e la Calabria centro-settentrionale, la cruda fase invernale di questo sorprendente Febbraio 2012 è stata caratterizzata pure dai forti venti di Bora, che per giorni e giorni hanno soffiato in maniera molto intensa, a tratti anche violenta, su tutto l’alto Adriatico, con fortissime raffiche discendenti fra il golfo di Trieste, le coste dell’Istria e la Dalmazia, dove le raffiche hanno superato i 130-140 km/h. Stavolta la porta della Bora è rimasta aperta per oltre 15 giorni di fila sul golfo di Trieste, un fatto che non si verificava da molti anni. Del resto, il particolare assetto configurativo che si è venuto a sviluppare sullo scacchiere europeo, con la formazione di un solido ponte anticiclonico esteso dall’Atlantico alla Siberia occidentale, coadiuvato da un notevole riscaldamento nell’alta troposfera sull’area atlantico-canadese che ha stimolato la pulsazione dinamica verso nord-est dell‘alta pressione delle Azzorre, ha permesso lo scorrimento di gelide correnti nord-orientali che dai bassopiani della Siberia occidentale, dagli Urali e dalle pianure Sarmatiche si sono mosse verso la MittelEuropa e l’area carpatico-danubiana, favorendo l’apertura della porta della Bora che è rimasta spalancata per oltre 2 settimane. La Bora, come sappiamo è un vento molto violento che è noto per la sua discontinuità nelle raffiche che possono essere molto violente, per scemare in folate meno intense. La caratteristica unica di questo vento è che è costituito da aria piuttosto fredda, secca e molto densa, di origini continentali, che per azione della gravità, una volta superato l’altopiano del Carso, scende verso il golfo di Trieste e le coste dell’Istria sotto forma di violente raffiche, specie quando il gradiente termico è rivolto verso l’Adriatico.
L’aria molto fredda e secca, di matrice continentale, si incanala su più varchi, per poi buttarsi sopra l’Adriatico settentrionale. Sul golfo di Trieste la Bora penetra dalla cosiddetta “Porta di Postumia”, una grande conca posizionata tra l’altopiano Carsico, il monte Nanos e il gruppo del monte Nevoso, da qui il forte vento si estende verso l’area triestina, scivolando verso il golfo attraverso fortissime raffiche che possono superare i 140-150 km/h. L’intensità del vento aumenta sensibilmente se sull’Europa centro-orientale si stabilisce un robusto promontorio anticiclonico, mentre sul Mediterraneo centrale regna una profonda circolazione depressionaria, con fitte isobare che si distendono verso l’area balcanica e la regione alpina. La Bora non si orienta in direzione, secondo la legge di Buys Ballot, ma fluttua intorno ad una direzione media che è tipica per ogni località. Sul golfo di Trieste, come in tutto l’alto Adriatico, fino a Chioggia, la laguna Veneta e alla Romagna e le coste del pesarese, la direzione tipica è quella di E-NE. Nella Venezia Giulia, il vento, a causa delle grandi differenze di temperature che si instaurano tra l’altopiano del Carso, molto più freddo, ed il mare, sensibilmente più caldo, si rinforza notevolmente, divenendo furioso e turbolento, con raffiche che possono superare la soglia dei 150-160 km/h.
Un’altra caratteristica importante della Bora riguarda la sua natura discendente. Difatti, essendo un vento discendente che si scalda di circa +1° ad ogni 100 metri, all’origine, quando si sviluppa tra l’Ungheria e il territorio sloveno, è cosi gelido da raggiungere le aree marittime come un vento molto freddo che porta un importante raffreddamento, con temperature largamente inferiori al punto di congelamento, proprio come avvenuto in questi giorni. Nella giornata di venerdì 10 Febbraio 2012, con l’ulteriore approfondimento della ciclogenesi sul medio-basso Tirreno e il rinvigorimento del “gradiente barico orizzontale“ (differenze di pressione), le raffiche di Bora, discendenti dall’altopiano del Carso, si sono fatte davvero molto violente e turbolente, tanto da soffiare con punte che hanno superato i 150-160 km/h. Le fortissime raffiche da E-NE, scivolando a gran velocità verso il golfo di Trieste, hanno raggiunto delle velocità davvero impressionanti. Il picco si è raggiunto proprio durante la nottata fra venerdi 10 e sabato 11 Febbraio, quando sulla zona di Trieste sono state registrate raffiche da E-NE che hanno oltrepassato i 150-160 km/h.
Una raffica davvero estrema è stata misurata dall’anemometro dell’ISMAR, nella stazione triestina Fratelli Bandiera, nei pressi del porto del capoluogo giuliano, dove si è archiviata una raffica di picco davvero eccezionale, di ben 50.8 m/s, ossia quasi 182.88 km/h. Un valore davvero straordinario se si pensa che le potenti raffiche sono state accompagnate da temperature di ben -5° -6°, anche nelle zone più basse della città. La stazione dell’OSMER invece ha segnato una raffica di picco di ben 168 km/h, anche questa davvero notevole. Secondo l’OSMER si tratta sicuramente della successione di giornate di vento forte più lunga e intensa dal 1991 ad oggi, ossia da quando è operativa tutta la strumentazione che misura le raffiche della Bora. Le violente raffiche hanno causato anche parecchi danni, specie alle strutture e ai tetti di alcune abitazioni. Ricordiamo che il record ufficiale della massima raffica di Bora sulla città di Trieste è stato registrato nel lontano 1954, dall’Istituto Talassografico, con una raffica di ben 171 km/h segnata prima che la forza del vento spaccasse l’anemometro. Una raffica massima di ben 188 km/h è stata registrata dall’Istituto Nautico durante la grande tempesta (o per meglio dire uragano dato le raffiche) del 10 Marzo 2010, quando nella vicina Slovenia si superarono i 200 km/h. Fino ad ora quel valore rappresenta la massima raffica mai raggiunta su Trieste. Già da oggi il vento di Bora andrà ad attenuarsi sensibilmente per calare definitivamente dalla tarda serata/notte successiva.
