Nuove mappe ad alta risoluzione sulla presenza del permafrost

Credit: Heli Bernina 2011.

Il disgelo del permafrost avrà profonde implicazioni per le aree popolate, per le infrastrutture e per gli ecosistemi. Un geografo dell’Università di Zurigo rivela dove è importante affrontare la questione sulla base di nuove mappe a livello mondiale. Essi raffigurano la distribuzione globale del permafrost in immagini ad alta risoluzione e sono disponibili su Google Earth. I piloni delle funivie e dell’elettricità, o i paesi alpini come quelli svizzeri, hanno già avuto esperienze di prima mano del disgelo del permafrost a causa del cambiamento climatico. Se le temperature dovessero continuare a salire, il problema si intensificherebbe in molti luoghi. Il permafrost, ossia roccia o terreno con una temperatura negativa per almeno due anni, avviene direttamente nel sottosuolo e quindi non può essere mappato. Le mappe attuali sono così colme di incertezze che sono state poco studiate o formulate. Inoltre, a causa dei diversi metodi di modellazione utilizzati, le mappe sono difficili da comparare. Ora, però, il glaciologo Stephan Gruber presso l’Università di Zurigo ha modellato le zone di permafrost globali per la prima volta in alta risoluzione, grazie all’utilizzo di un metodo coerente. Nel suo studio pubblicato di recente in “The criosfera”, lo scienziato stima la presenza del permafrost delle regioni mondiali su 22 milioni di chilometri quadrati – un sesto della superficie terrestre esposta. Con una risoluzione di griglia di un chilometro quadrato, rappresentano le mappe più precise in tutto il mondo. Esse si basano sull’alta risoluzione della temperatura dell’aria e sui dati di elevazione. Inoltre, esse rivelano un indice che indica la probabilità che possa esserci il permafrost. Le aree di permafrost sono rappresentate in gradi – dal blu scuro, dove è certa la sua presenza, al giallo per le aree con poco permafrost. Diversamente dalle precedenti mappe che mostrano le zone chiaramente definite, le mappe di Gruber illustrano anche l’incertezza dello stato della ricerca. Lo scienziato spiega la sua motivazione con l’urgenza della questione: “Come risultato del cambiamento climatico, le zone con permafrost hanno un grande potenziale per le sorprese spiacevoli. Ecco perché è importantissimo per la politica e per l’opinione pubblica essere a conoscenza del problema del disgelo del permafrost. Le mie mappe visualizzano il fenomeno con una risoluzione mai vista prima e potrebbero aiutare ad avere una visione più chiara del fenomeno”, conclude lo scienziato.