
Alcune immagini del paesaggio marziano offrono prove che la superficie del pianeta rosso può essere scossa da aventi tellurici come la superficie terrestre, e che questo possa essere avvenuto in tempi geologici approssimativamente recenti. Secondo gli scienziati che hanno analizzato le immagini ad alta risoluzione, se questa ipotesi fosse veritiera il nostro vicino planetario potrebbe presentare ancora vulcanismo attivo, il quale potrebbe contribuire a creare condizioni ideali per lo sviluppo di acqua allo stato liquido. Attraverso le immagini dell’High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE), il team di ricerca ha esaminato massi lungo un sistema di faglie marziane denominate Cerberus Fossae. Analizzando i massi e confrontando i modelli delle rocce simili a quelle provocate dai terremoti sulla Terra, gli scienziati hanno determinato che le rocce possano essere cadute a causa dell’attività sismica. La possibilità che essi fossero stati depositati dallo scioglimento dei ghiacci non trova infatti coerenza nei modelli, propendendo quindi verso l’altra ipotesi. Gerard Roberts, un geologo dell’università di Londra che ha condotto lo studio, ha affermato che le immagini di Marte mostrano dei massi compresi tra due e venti metri di diametro, caduti da vere e proprie frane. La dimensione e il numero dei massi è diminuito in un raggio di 100 chilometri centrato in un punto lungo della faglia Cerberus Fossae. Il team ha confrontato l’evento con quello di L’Aquila dello scorso Aprile 2009, quando si evidenziarono cadute di rocce sino a 50 Km dall’epicentro del sisma. Poiché l’area del pianeta rosso contenente i massi si estende su una superficie di circa 200 Km di lunghezza, i ricercatori hanno stabilito che il sisma possa aver avuto probabilmente una magnitudo 7 o superiore.