
La Sicilia in queste ore è interessata da una ampia circolazione depressionaria, di matrice afro-mediterranea, ben strutturata a tutte le quote (CUT-OFF a 500 hpa), che al momento è attestata, con un minimo al suolo di 1001 hpa, davanti le coste della Tunisia settentrionale, poco a sud-est della capitale Tunisi. Tale struttura ciclonica extratropicale è tenuta in vita da infiltrazioni di aria fredda che dalla regione balcanica sfociano verso l’Italia centro-meridionale e il medio-basso Tirreno, con forti venti di Grecale e Levante (da E-NE), mentre dall’entroterra desertico libico continuano a risalire correnti d’aria più miti, d’estrazione sub-tropicale continentale, che si umidificano notevolmente durante il passaggio sopra lo Ionio, pilotando verso le coste di Sicilia e Calabria intensi addensamenti nuvolosi che danno luogo a piogge battenti e rovesci, localmente esaltati dall’azione orografica. In pieno autunno, fra i mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre, con i mari più caldi, una simile configurazione barica si sarebbe resa responsabile di gravi eventi alluvionali, con fenomeni temporaleschi particolarmente violenti. In questo episodio perturbato sono state le piogge battenti, cadute ininterrottamente per oltre 24-36 ore, e i forti venti orientali, che hanno accompagnato l’approfondimento del minimo barico al suolo, a cagionare i maggiori danni. Il “gradiente barico” (differenza di pressione) che si è scavato tra la Sicilia e la regione alpina, con l’approfondimento della circolazione depressionaria sul Canale di Sicilia stimata sui 1001 hpa, ha contribuito a determinare una notevole accelerazione ai già intensi venti orientali che si sono versati sul basso Tirreno con furiose burrasche da Est ed E-NE che hanno sferzato tutta la costa tirrenica calabrese, le isole Eolie e le coste del palermitano, con potentissime raffiche di oltre i 100 km/h, mentre in alcune zone del vibonese l’effetto del vento di caduta dai rilievi interni ha generato delle folate veramente impetuose, con picchi di 120 km/h.
Incredibile il dato della stazione di Bonifati che ancora una volta non smentisce le sue perfomance eoliche con le forti correnti di caduta da Est e Sud-estI. Nella locale stazione sarebbe stata misurata una raffica di picco di ben 142 km/h. Il particolare posizionamento dell’area depressionaria sull’alto Canale di Sicilia, non lontano da Pantelleria, ha permesso alle tiepide masse d’aria, provenienti dall’entroterra libico, di caricarsi di umidità durante il loro passaggio sopra il mar Libico e lo Ionio, favorendo la formazione di un tappeto di nubi medio-basse che andavano ad impattare lungo le coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica, scaricando su quest’ultime abbondanti precipitazioni che sono state ulteriormente esaltate dallo “stau” (effetto sbarramento all‘aria umida in risalita dallo Ionio) esercitato dai principali comprensori montuosi della Sicilia orientale (Iblei, Etna, Peloritani) e della bassa Calabria (Aspromonte, Serre, Sila). Come previsto le piogge più copiose hanno colpito molte località del ragusano, siracusano, catanese e messinese ionico, dove in mattinata si sono stabiliti accumuli che hanno sfondato il muro dei 200 mm, un quantitativo d’acqua davvero molto ingente. Lungo le pendici orientali dell’Etna e sul versante orientale dei monti Peloritani sono state parecchie le località che hanno superato i 180-200 mm in poco più di 24 ore di piogge ininterrotte. Su tutti spiccano i dati di Nicolosi, alle pendici dell’Etna, di Canicattini Bagni e Antillo. A Nicolosi l’accumulo complessivo è prossimo ai 250 mm. Si tratta di un diluvio monsonico.
Ma sono numerose le stazioni, in tutta l’isola, che ormai hanno oltrepassato la soglia dei 100-150 mm. A causa delle abbondanti precipitazioni molti fiumi e torrenti si sono ingrossati pericolosamente, rischiando di esondare in alcuni punti. Le situazioni più critiche si riscontrano tra siracusano, catanese e messinese ionico, dove molti corsi d’acqua rimangono sotto un attento monitoraggio, in attesa della graduale attenuazione dei fenomeni, prevista per le prime ore della serata. Ma piogge molto intense e persistenti non stanno risparmiando neppure la Calabria meridionale, in particolare il versante orientale dell’Aspromonte, dove lo “stau” ai forti venti da Est sta determinando autentici diluvi, con accumuli di oltre i 200-250 mm. Notevolissimi i quasi 270 mm caduti a Roccaforte del Greco, un paese posto a circa 971 metri di altezza sul versante meridionale dell’Aspromonte, molto ben esposto alle correnti di aria umida, di origine ionica, risalenti da Est. Qui non smetterà di piovere prima della tarda serata/notte, non è tanto remoto il rischio di registrare un accumulo definitivo prossimo al muro dei 300 mm (valore degno da pioggia torrenziale).
Situazione difficile anche in molti comuni della locride che in queste situazioni sinottiche rimangono sotto il tiro delle umide correnti orientali che dispensano fitte e persistenti precipitazioni che ingrossano i letti delle fiumare, cagionando frane e smottamenti nelle zone montuose e nelle campagne. Oltre i 1500-1600 metri, invece della pioggia, nevica di brutto. Difatti, accumuli di pioggia superiori ai 150-200 mm, in poco più di 24-36 ore, si traducono in metrate di neve fresca sui rilievi, a quote medio-alte, sopra i 1500-1600 metri. Le abbondanti precipitazioni hanno dato luogo a forti tormente di neve sull’Etna e sulla cima dell’Aspromonte, dove oltre i 1600-1700 metri si stimano accumuli superiori ai 2-3 metri di neve fresca. Anche sulle cime dei Nebrodi e sulle Madonie è caduta molta neve sopra i 1500-1600 metri di altezza, mentre il manto nevoso presente alle quote inferiori è stato fuso dalla pioggia. Tanta neve, a quote superiori ai 1100-1200 metri, sta cadendo anche sulla Sila e sul versante orientale del Pollino, dove è già presente un abbondante strato di neve. Qui continuerà a nevicare per tutta la notte, con abbondanti accumuli già sopra i 1000-1100 metri. Per un miglioramento definitivo, fra Sicilia e Calabria, bisognerà attendere non prima del pomeriggio di domani, allorquando la circolazione depressionaria, ora attestata sul Canale di Sicilia, migrerà molto lentamente verso il mar Libico e il basso Ionio, regalando ampie schiarite e residue precipitazioni sparse sui settori ionici.
