
Tra le richieste, un maggiore coordinamento internazionale per affrontare, su scala globale, problemi di sicurezza ambientale e coordinare le eventuali soluzioni che arrivano dai settori delle nanotecnologie, biotecnologie e dell’ingegneria del clima considerate “troppo pericolose per essere lasciate alla discrezione dei governi nazionali o multinazionali. Servono, invece, strutture multilaterali” in grado di affrontare le questioni della biodiversita’, della sicuerzza alimentare e della gestione delle risorse idriche. Nonostante i recenti sforzi per ridurre il tasso di perdita di biodiversita’ ed ecosistemi, il numero di specie animali e vegetali minacciate di estinzione continua ad aumentare, foreste e paludi di mangrovie sono in netto declino e vaste zone sono sempre piu’ dominate da poche specie. Tra le conseguenze di questo impoverimento, c’e’ la ridotta capacita’ degli ecosistemi di fare da ‘tampone’ in caso di inondazioni, incendi, epidemie o mareggiate. La conferenza londinese chiede quindi di includere i principi della biodiversita’ nelle decisioni politiche e di gestione, misurando i progressi di un Paese non solo attraverso indicatori tradizionali come il Pil, ma pensando in termini di ‘ricchezza inclusiva’, cioe’ includendo il capitale naturale (terra, acqua, suolo, biodiversita’ e servizi ecosistemici), sociale (istituzioni, reti sociali) e umano (istruzione, salute, abilita’).
Secondo il team della Oxford University guidato da John Ingram, autore del trattato sulla sicurezza alimentare presentato a Londra, nonostante il marcato incremento della produzione alimentare mondiale nel corso dell’ultimo mezzo secolo, quasi un miliardo di persone soffre la fame e un altro miliardo ha un’alimentazione carente, problema che riguarda almeno il 40% dei bambini. Fondamentale, quindi, sviluppare urgentemente politiche e tecnologie utili ad aumentare la produzione in modo sostenibile e migliorare l’accesso al cibo, questione chiave per ridurre l’insicurezza alimentare. Per quanto riguarda l’acqua, invece, a fronte di una popolazione mondiale triplicata, l’utilizzo dell’acqua e’ aumentato di sei volte, ma la qualita’ delle risorse idriche e’ peggiorata a causa delle attivita’ umane, tra ricorso eccessivo di sostanze chimiche in agricoltura e rilascio di acque reflue non trattate e di acque reflue industriali. La crescita di alcune economie, poi, ha portato ad una pressione senza precedenti sulle risorse d’acqua dolce. All’acqua deve essere data, quindi, la massima priorita’ nell’ambito delle decisioni internazionali, coinvolgendo il mondo scientifico e attraverso leggi e meccanismi finanziari che garantiscano l’approvvigionamento idrico sostenibile. Ad emergere e’ l’esigenza di un approccio integrato per affronatre le piu’ urgenti sfide globali, mettendo in collegamento riduzione della poverta’, crisi finanziaria e sviluppo economico, stabilita’ politica, inquinamento, sicurezza alimentare, energia e salute, cambiamenti climatici, acidificazione degli oceani, perdita di biodiversita’. La soluzione e’ quella di porre fine ad un approccio frammentario e creare un organo consultivo internazionale in materia di sostenibilita’ globale con un gruppo intergovernativo di esperti che garantisca coerenza scientifica. Questo produrrebbe un ‘State of the Planet’ che comprenda indicatori socio-economici.
