
Quantita’ e qualita’, prosegue l’associazione ambientalista, “in questo caso vanno di pari passo e per questo bisogna puntare ad aumentare le portate negli alvei e nelle falde, se si vuole raggiungere entro il 2015 il buono stato di qualita’ dei corpi idrici, previsto dalla direttiva quadro comunitaria 2000/60”. Il cattivo utilizzo dell’acqua nel settore agricolo, prosegue il rapporto, dipende da sistemi di irrigazione vecchi e inefficienti che se venissero ammodernati porterebbero a un risparmio fino al 30%. Ulteriori riduzioni sarebbero inoltre possibili scegliendo colture piu’ resistenti alla siccita’ e, ancor piu’, combattendo le produzioni in eccedenza e gli sprechi alimentari.
Nel nostro Paese, si legge ancora nel documento, rimangono ancora irrisolti i problemi relativi agli scarichi inquinanti civili e industriali, ai depuratori malfunzionanti e all’artificializzazione dei corsi d’acqua. Delle 549 stazioni di monitoraggio censite nell’annuario 2010 dell’Ispra, solo il 52% raggiunge o supera il ‘buono stato”, il 35% delle stazioni e’ in condizioni appena sufficienti e quasi un terzo e’ in uno stato scarso o pessimo.”E questa situazione si verifica non solo nelle aree dove mancano le fognature e i depuratori ma anche dove la rete e’ funzionante gia’ da anni – ha osservato Giulio Conte, dell’Istituto Ambiente Italia – E’ evidente la necessita’ di intervenire nel settore idrico non solo completando l’infrastruttura di base ma anche diffondendo approcci e tecniche innovativi come sanitari a basso consumo, sistemi per la raccolta della pioggia e il riuso delle acque grigie”. “Il referendum del giugno scorso – ha osservato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – rappresenta un punto di svolta e di non ritorno, senza possibilita’ di equivoci. La maggioranza degli italiani ha dichiarato che l’acqua e’ un bene comune e come tale va gestita. Ma – ha proseguito – se il referendum da’ una chiara indicazione sulla direzione da seguire, ancora non si dice cosa bisogna fare per risanare e qualificare tutto il ciclo dell’acqua. Non basta – ha concluso – preoccuparsi solo del segmento dei consumi compatibili”.
