
Le tre nuove sale del Museo presentano in maniera immersiva i percorsi che portarono alla scoperta della struttura dell’universo copernicano confermata da Galileo grazie al telescopio, alla definizione delle rigorose leggi matematiche che governano i fenomeni del movimento, fino alla scoperta dell’isocronismo del pendolo, che segno’ una svolta fondamentale nella storia della misura del tempo. Oltre alla spettacolare ricostruzione funzionante dell’Orologio dei Pianeti ideato da Lorenzo della Volpaia per Lorenzo de’ Medici e completato nel 1510, una delle sale presenta i complessi meccanismi di antichi orologi da torre. ”Grazie alla proficua collaborazione che intrattiene da lunghi anni con Officine Panerai – ha dichiarato il professore Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo – il Museo Galileo inaugura una nuova sezione, che illustra con linguaggi immersivi e modelli interattivi alcune delle piu’ straordinarie conquiste di Galileo. Conquiste che non solo hanno rivoluzionato la concezione dell’universo e del movimento, ma hanno anche fatto compiere un decisivo balzo in avanti ai sistemi meccanici per la misura del tempo, dando impulso al processo di continuo perfezionamento che giunge fino ai giorni nostri”.
”La straordinaria complessita’ meccanica e l’assoluta precisione del Jupiterium, realizzato da Officine Panerai e generosamente donato al Museo Galileo, indicano suggestivamente ai visitatori il rapporto strettissimo tra tradizione e innovazione: il Jupiterium da’ infatti soluzione a uno dei sogni – quello di usare il moto dei satelliti di Giove come un perfetto orologio planetario – che Galileo persegui’ con straordinaria intelligenza e ammirevole tenacia”, ha aggiunto Galluzzi. ”Siamo orgogliosi – ha dichiarato Angelo Bonati, Ceo di Officine Panerai – di rinnovare la nostra lunga partnership con il Museo Galileo e di contribuire a far conoscere il ruolo che Galileo ebbe nel campo dell’orologeria meccanica. Officine Panerai trova nell’eredita’ di Galileo un’inesauribile fonte di ispirazione, non solo per le nostre comuni origini toscane ma anche per la passione per la ricerca e l’esplorazione che la sua opera rappresenta”.
