Secondo il Rapporto di Legambiente aumenta inoltre drammaticamente la produzione dei rifiuti (+6% dal 2000 al 2009), mentre cala nel resto d’Europa (media pari a -2%) con punte pari a -9% in Germania e Regno Unito. Aumenta inoltre la povertà relativa (famiglie con spesa media inferiore alla soglia calcolata come media procapite): se nel 2005 le persone povere rispetto alla popolazione erano il 13,1%, nel 2010 sono il 13,8% (da 7.577 a 8.272) e il tasso di occupazione (nel 2010) è il più basso d’Europa (56,9%) a spese soprattutto delle donne (46,1%). Anche la spesa per la ricerca e lo sviluppo è bassissima: 1,27% del Pil (nel 2009), cioè superiore solo a quella della Polonia (0,68%) e ben lontana dal 3,96 della Finlandia, ma anche dal 2,21 della Francia, tanto per fare qualche esempio. Ma qualche segno positivo c’è: la riduzione delle emissioni di CO2, l’agricoltura e l’allevamento biologico, l’estensione delle foreste e delle aree protette. Rispetto alle attività produttive, calano infatti le aree coltivate: erano 17.562.000 ettari nel 2005, sono 13.908.000 nel 2009. Si confermano stabilmente sostanziose le licenze ecolabel rilasciate per prodotto: 25% del totale europeo mentre aumenta la superficie agricola biologica o in conversione, pari all’8,9% della superficie agricola utilizzata (Sau), e gli allevamenti biologici: erano 1.384.907 capi nel 2001, sono 3.628.713 nel 2010. Aumenta anche l’estensione delle foreste (+21% dal 1990 al 2010) e si confermano in buona salute le aree protette di interesse ambientale, con 2.269 siti di interesse comunitario e 600 zone di protezione speciale (dato 2011). Infine, rispetto alle emissioni di CO2 in Europa, il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, insieme alle limitazioni imposte dalla crisi economica, hanno determinato per l’Italia una riduzione del 5,4%, rendendo facilmente raggiungibile l’obiettivo del -6,5% richiesto dal Protocollo di Kyoto.
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