
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze Marine di Venezia, l’Osservatorio dell’Alto Adriatico dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione Ambientale (ARPA) del Friuli Venezia Giulia e l’ARPA-Daphne di Cesenatico, hanno infatti rilevato, a meta’ febbraio, temperature in mare tra 3 e 5 °C su tutta la colonna d’acqua. Sono valori eccezionalmente bassi, legati a condizioni meteorologiche particolari: secondo l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste, al fenomeno hanno contribuito le raffiche di bora fino a 170 Km/h che si sono registrate nel mese scorso, come anche la scarsa portata dei fiumi Nord adriatici, dovuta a un lungo periodo di siccita’, causa a sua volta di una salinita’ elevata che ha portato l’acqua ad essere estremamente densa e fredda. Sono tali acque che hanno probabilmente causato morie degli organismi di fondo, in particolare delle specie ittiche piu’ sensibili alle variazioni termiche repentine.
Il fenomeno e’ stato relativamente limitato nel tempo e al momento e’ di fatto rientrato, anche per il mutamento delle condizioni meteomarine. Fenomeni simili sono stati documentati anche in passato: in Alto Adriatico, ampie morie di diverse specie (cappesante, canestrelli, sardine, acciughe, mazzancolle) dovute a temperature basse sono state osservate anche nel gennaio e febbraio 2002, periodo in cui, come oggi, si sono raggiunte temperature in mare di circa 4°C”. Per ritrovare un fenomeno di entita’ pari a quello del 2012 bisogna pero’ andare ulteriormente indietro nel tempo, fino al biennio 1928-1929, durante il quale un freddo eccezionale colpi’ la regione Adriatica. In particolare, nell’inverno del 1929 furono osservate estese morie di seppie, sia nel bacino adriatico settentrionale che in quello centrale. Un fenomeno probabilmente legato al ciclo riproduttivo della seppia, che migra presso le aree costiere a fine inverno per riprodursi. Eventi di freddo estremo, che nelle aree costiere sono piu’ intensi, possono quindi cogliere di sorpresa le seppie causandone la morte per lo shock termico in un momento di estrema vulnerabilita’ (la riproduzione, appunto).