”In Italia c’e’ una ‘fascia grigia’ in cui diventa fattibile quello che fattibile non e’. Facciamo le norme e poi ce le vendiamo”. Ad affermarlo Franco Siccardi, della Fondazione Cima di Savona ed esperto nella gestione dei rischi, nel corso del suo intervento all’Accademia dei Lincei durante un convegno sul rischio idrogeologico nel nostro Paese. Si e’ giunti anche alla stesura di un documento, in cui si fa presente che per la comunita’ scientifica e’ ”necessario riprendere un percorso sulla ricerca sui rischi naturali, oggi totalmente ignorata dal Piano nazionale della ricerca” e si chiede di rivedere i servizi meteorologico, idrografico e geologico. ”C’e’ bisogno di un territorio che sappia capire le allerte, le sappia leggere e le sappia gestire”, continua Siccardi che ha rappresentato i rischi diversi in ipotetici ”mondi” diversi in cui le cose vanno piu’ o meno bene a seconda del grado di incertezza delle previsioni. Per Aronne Armanini, dell’ universita’ di Trento, quello che serve sono mappe di pericolosita’ accurate in cui siano riportati gli eventi storici ma soprattutto modelli idrologici e propagatori. Tra gli elementi principali all’origine delle frane, anche gli incendi che, come spiega Pietro Piussi, dell’universita’ di Firenze, fanno mancare l’intercettazione dell’acqua (per via della chioma andata in fumo) e la traspirazione della pioggia. In questo modo l’acqua penetra di piu’ nel suolo, causando l’innesco della frana. Uno dei problemi e’ anche l’urbanizzazione senza regole. Per Giuliano Di Baldassare, dell’Unesco-Ihe di Delft, si stima che ”oggi un miliardo di persone vive in aree a rischio di inondamento urbano”. Secondo il documento dell’Accademia ”la difesa dal rischio idrogeologico richiede un’accorta miscela di misure strutturali (proteggere sia cittadini che territorio con opere di difesa) e non strutturali (si concentrano sulla difesa dei cittadini attraverso vincoli idrogeologici, sistemi di previsione, assistenza)’‘. Per questo il nostro Paese dovrebbe pianificare ”un impegno finanziario a lungo termine”. Per arrivare a fare questo serve prima pero’ una ”drastica semplificazione del quadro normativo” e una ”ristrutturazione del Sistema dei servizi meteorologico, idrografico e geologico”.
Emergenza maltempo, appello di Franco Siccardi: “bisogna saper gestire le allerte meteo”
