
Poi, e’ accaduto che alcuni di questi cigni con le ali tagliate sono riusciti lo stesso scappare, evadendo dalle reti di recinzione, e hanno iniziato a nidificare in Italia, non perche’ gli piacesse, ma perche’ senza alternative. Questi cigni reali costretti a diventare stanziali spesso si sono accoppiati e continuano ad accoppiarsi con quelli rimasti migratori. Ma siccome i cigni fanno coppia fissa piu’ o meno per tutta la vita, ecco che se un cigno migratore si fidanza con uno stanziale, poi resta qui con la sua dolce meta’ e con la nidiata. In poche parole, l’uomo ha cambiato le abitudini della specie. ”Abbiamo trasformato un uccello nordeuropeo selvatico e migratore – spiega lo zoologo – prima in un uccello semi domestico e poi in un uccello di nuovo selvatico, pero’ stanziale e mediterraneo. E non c’e’ nulla di strano che stiano anche in mare, perche’ tollerano bene l’acqua salata”. ”Tutto questo processo – aggiunge lo zoologo – e’ stato attuato dall’uomo piu’ o meno consapevolmente, sotto l’occhio benevolo degli ornitologi che hanno visto la presenza dei cigni come un messaggio di rispetto nei confronti dell’ambiente”.
In Friuli Venezia Giulia, conferma Bressi, ci sono colonie di cigni in tante zone palustri, dalle foci dell’Isonzo a quelle del Timavo, dalla laguna di Grado e Marano alla foce del Rio Ospo, a una manciata di km da Trieste, dove vive una coppia di uccelli. E basta fare ancora pochi km in terra slovena e si arriva alla riserva naturale di Val Stagnon, vicino Capodistria, dove nidificano altri cigni. Piano piano, i cigni stanno colonizzando tutto il territorio costiero. Quello che invece e’ piu’ strano, racconta Bressi, e’ che ora in Italia nidificano anche cigni neri australiani fuggiti dagli zoo, che non si comportano tutti come i cugini reali. ”Del cigno nero e’ interessante – dice Bressi – che alcuni si sono ben adattati in Italia e si comportano come i cigni bianchi, altri sono rimasti con l’orologio biologico al continente australe e nidificano nella loro primavera, che cade a ottobre-novembre. Quindi accade di vedere piccoli cigni neri a Natale”.
Ritornando ai cigni nel golfo di Trieste, l’esperto afferma che ce ne saranno sempre di piu’ perche’ sono una specie protetta e nessuno li caccia. Ora ce ne sono tanti perche’ non si distinguono quelli che continuano a venire in vacanza da quelli diventati stanziali, perche’ sono tutti cigni reali. Bressi riferisce che in Europa ci sono tre specie di cigni, di cui due si spingono anche oltre il circolo polare artico. Delle tre specie, in Italia arriva il cigno reale, mentre le altre due, il cigno selvatico e il cigno minore, scendono piu’ raramente a queste latitudini. Una buona notizia e’ che da una decina di anni la legge vieta di tagliare le ali ai cigni. La cattiva notizia e’ che fatta la legge, trovato l’inganno. Accade cosi’ che di questi uccelli acquatici con le ali recise se ne vedano ancora nei giardini, perche’ non e’ vietato detenere cigni mutilati all’estero. In epoca romana, il cigno era un uccello raro e se non si andava al Nord d’inverno era praticamente impossibile avvistarlo. I romani iniziarono a cacciarli e a mangiarli, ma anche ad allevarli per la loro bellezza.
