Anche la superficie occupata dalla città si è ingrandita di molto, mentre non si sono avuti insediamenti industriali di grandi dimensioni, o comunque responsabili dell’immisione di grandi quantitativi di sostanze nocive nell’atmosfera.
Sotto queste premesse ci troviamo quindi nelle condizioni ideali per verificare gli effetti di una estesa urbanizzazione rispetto alla zona rurale circostante, nella quale si possono valutare gli effetti della presenza dell’uomo, degli edifici in cui egli dimora e dei riscaldamenti che egli usa. Ciò a prescindere dai rifiuti di carattere industriale che di solito si accompagna agli insediamenti urbani.
Uno studio al riguardo, condotto presso l’Università La Sapienza di Roma, è partito dal presupposto di dividere l’area di interesse in tre zone: urbana, suburbana e rurale. I parametri presi in considerazione sono stati: la temperatura, l’umidità relativa ed il vento.
Per la stima dei bilanci radiativi si è tenuto conto della geometria dell’area urbana, costituita da edifici assimilabili a dei cubi, che conferiscono al terreno una maggiore rugosità rispetto all’area rurale, riducendo la velocità del vento.
Inoltre la presenza di un gran numero di pareti verticali esercita un’azione di intrappolamento nei riguardi della radiazione infrarossa con il risultato di un aumento della temperatura nello strato di atmosfera compreso tra il suolo ed una superficie ideale che sovrasta i tetti degli edifici, detta “canopia” (canopy layer), che corrisponde alla zona abitata. Una descrizione accurata dell’effetto di intrappolamento del calore a causa degli edifici è stata data in quest’articolo su MeteoWeb. Qui possiamo riassumere la formazione della canopy layer nella sottostante Fig. 1.
In questo strato si verifica una differenza di temperatura tra l’area urbana e quella rurale valutabile mediamente attorno ai 2 °C, che raggiunge un massimo circa 5 ore dopo il tramonto quando, nei mesi invernali, può raggiungere differenze massime di 4.5°C.

La differenza con la città di Roma è notevole, a parte il numero degli abitanti e l’estensione superficiale, Il Cairo accusa la presenza di numerose industrie nell’area metropolitana, che contribuiscono alla variazione del clima della regione sia per la trasformazione della superficie, resa più rugosa dalla presenza degli edifici industriali, sia per il calore immesso dalle attività umane immesso nella canopia urbana, sia per l’immissione nell’atmosfera di aerosol di origine industriale che, reagendo chimicamente con l’aria, possono rilasciare una certa quantità di calore.
I dati di temperatura ed umidità relativa, raccolti per mese e per stazione, hanno evidenziato una differenza, nelle temperature massime giornaliere, da 1 a 2 gradi tra il centro della città e l’area rurale, che si mantiene pressappoco costante durante tutti i mesi dell’anno; la stazione situata nell’area suburbana al centro della zona industriale si comporta diversamente dalle altre, risultando la più calda in assoluto. Una anomalia dello stesso verso può essere riscontrata nelle temperature minime, con una differenza tra il centro della città e l’area rurale fra 2 e 4 gradi. Nelle temperature minime la stazione situata al centro della zona industriale si comporta come le altre dell’area suburbana.
Riguardo l’umidità relativa, le stazioni al centro dell’area urbana presentano valori mediamente più bassi tra, 8% e 10%, rispetto a quelli della zona rurale, con differenze più marcate nei mesi estivi; in questo caso la stazione situata al centro dell’area industriale si differenzia nuovamente dalle altre dell’area suburbana, presentando una umidità relativa più bassa di circa il 12% rispetto a quella della zona rurale.