
Il fagiolo comune è nato in Messico, e non nelle Ande come precedentemente ipotizzato. La scoperta arriva da ricercatori italiani dell’Università Politecnica delle Marche, coordinati da Elena Bitocchi. Questo risultato ha una valenza notevole per la conservazione e l’utilizzo delle risorse genetiche del fagiolo ell’ambito dei programmi di miglioramento basati sul Dna della pianta. La scoperta del fagiolo in Mesoamerica, spiega Bitocchi, rispetto a quello di origine Andino (Perù ed Ecuador) ”consente di utilizzare la sua maggiore diversità genetica per nuove varietà. In particolare si possono ottenere commercialmente varietà molto piu’ produttive o con maggiore resistenza ai patogeni. Inoltre, in linea con le richieste dell’Unione Europea in materia di agricoltura sostenibile, il fagiolo messicano può dare origine a nuove varietà piu’ resistenti e in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici con una maggiore facilità”. Lo studio potrebbe quindi avere importanti applicazioni ai fini del miglioramento delle caratteristiche genetiche della pianta e per ampliare la base genetica delle varieta’ commerciali esistenti. Secondo la ricercatrice non vanno, infine, trascurate le qualità di questo alimento per quanto riguarda nutrizione e salute. I ricercatori, che hanno pubblicato lo studio sulla rivista del’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), fanno parte del gruppo di genetica agraria guidato da Roberto Papa, anche direttore del Centro di ricerca in cerealicoltura.