
Il 16 marzo l’esperimento Icarus (Imaging Cosmic and Rare Underground Signals) coordinato dal Nobel Carlo Rubbia ha quindi misurato il tempo di percorrenza dei neutrini e ”il risultato – scrivono gli autori – e’ compatibile con l’arrivo simultaneo di tutti gli eventi con una stessa velocita’, quella della luce”. Un dato, proseguono i ricercatori nell’articolo, ”in netta differenza con i risultati presentati da Opera, secondo i quali i neutrini ad alta energia provenienti dal Cern sarebbero arrivati nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso circa 60 nanosecondi prima rispetto alla velocita’ della luce”.
Il 28 marzo l’esperimento Lvd (Large Volume Detector) coordinato da Antonino Zichichi conferma il guasto negli strumenti di misura di Opera. Dai dati emerge che a partire dal 2008 e’ stato rilevato un cambiamento nei tempi di percorrenza delle particelle (chiamati tempi di volo), una differenza di nanosecondi che coincide sostanzialmente quella che nel settembre scorso era stata rilevata nei neutrini e che aveva fatto pensare alla possibilita’ che queste particelle potessero battere la velocita’ della luce. Tutti e tre questi esperimenti dei Laboratori del Gran Sasso dell’Infn, insieme ad un quadro, Borexino, fra circa un mese diranno l’ultima parola, fornendo la misura piu’ precisa della velocita’ dei neutrini mai ottenuta al mondo.