
Al Summit di Seul sta dunque il compito di verificare i progressi compiuti dopo la prima edizione a Washington, con il Rapporto presentato da ogni Stato partecipante, senza ovviamente dimenticare le nuove possibili azioni per il rafforzamento della sicurezza nucleare. Particolare attenzione, oltre al contrasto di traffico illecito di materiali nucleari e altri materiali radioattivi, anche alla necessita’ di mettere in sicurezza gli stessi materiali radioattivi, sempre nell’ottica di scongiurare il rischio di fabbricazione di una ‘bomba sporca’. Facile capire come, in realta’, l’aspetto della ‘security’ e quello della ‘safety’ si tengano insieme: quale che sia la natura, accidentale o dolosa, di un incidente, e’ invece la stessa la conseguenza che ne deriva in termini di rischi per la collettivita’. Ma se quella della gestione sicura dell’energia atomica e’ una responsabilita’ che sta in capo a ogni singola nazione che ne sia dotata, la posta in gioco e’ tale da richiedere una cooperazione rafforzata ed e’ per questo che il Vertice e’ chiamato a mettere l’accento sul ruolo dell’Aiea, insieme a un appello all’adesione alla Convenzione per la protezione fisica dei materiali nucleari con gli emendamenti del 2005 e a quella per la soppressione di atti di terrorismo nucleare.
Qualificante l’impegno italiano, sin dalla presidenza G8 del 2009, in quella che viene definita dimensione umana della sicurezza nucleare, e per l’istituzione a Trieste della Scuola internazionale sulla sicurezza nucleare, i cui corsi riprenderanno fra l’altro proprio nel maggio di quest’anno. L’Italia si propone di dare conto dei progressi dopo la firma dell’Accordo con gli Usa nel quadro del programma Megaport contro il traffico illecito di materiali nucleari e radioattivi, con l’avvio dell’installazione di strumenti di rilevazione in alcuni porti italiani. Allo stesso tempo, la delegazione italiana citera’ le trattative per il rimpatrio negli Usa di materie nucleari sensibili.
