L’Esercito ha partecipato al progetto con alcune figure professionali con specifici compiti. Otto persone in tutto: tre ufficiali piloti in sala operativa, un ufficiale addetto alle comunicazioni, due ufficiali medici, un maresciallo guida alpina e due sottufficiali. In Antartide ”l’ambiente e’ estremo -spiega Dipaola- il personale e’ ridotto al minimo e dunque l’attivita’ richiede uomini altamente specializzati. Per la Sala operativa, abbiamo gestito l’attivita’ di volo degli assetti aerei, elicotteri ed aeroplani, per garantire sia le attivita’ scientifiche sia quelle logistiche. In piu’ abbiamo dato supporto al personale sul terreno e in mare”. Piloti e uomini specializzati abituati a ”muoversi in ambiente ostile e in spazi immensi”, hanno contribuito al buon esito delle operazioni, ”tutte le ricerche sono state effettuate senza problemi. Nel bilancio dell’attivita’ -rimarca Dipaola- tra aerei ed elicotteri, si contano circa 250 ore di volo al mese. Abbiamo gestito fino a tre aeroplani, e seguito anche l’attivita’ della nave Italica, che cura parte dei trasporti intercontinentali”. ”Un lavoro fuori dal comune -conclude l’ufficiale- di cui resta un ricordo forte oltre il ghiaccio. Sia per il lavoro svolto sia per lo spirito di corpo, che in tre mesi ha costituito una buona base per l’attivita’ operativa”.
“Progetto Antartide”: rientrato in Italia il team dell’esercito che ha realizzato le spedizioni scientifiche
