
Dal rapporto sulla situazione al 28 febbraio emergono alcune criticita’. I livelli delle falde registrano, ad esclusione dell’alta pianura di Verona, valori inferiori alla media del periodo, talora con scarti rilevanti (Dueville-Eraclea). Nell’Alto Vicentino l’abbassamento freatico, iniziato a dicembre, ha gia’ superato nella fascia pedemontana valori di – 2 metri rispetto ai valori di riferimento, mentre piu’ a sud, a Dueville ha registrato il minimo del periodo in 20 anni di osservazione. I principali laghi artificiali del Piave e del Brenta, serbatoi ad uso idroelettrico, sono, come di norma in questo periodo, relativamente vuoti, a fine febbraio rispettivamente al 28-37% della loro capacita’ massima, in attesa di un successivo riempimento che, statisticamente, e’ consentito con il disgelo del manto nevoso nella tarda primavera. Tuttavia, proseguendo in questa direzione, la stagione si preannuncia a rischio.
La quantita’ di neve caduta da inizio ottobre (cumulo di neve fresca) e’ parecchio inferiore alla media storica (dal 1970): -35% a 2200 m di quota, -60%/65% nella fascia altimetrica fra 1200 e 1600 m e ancora meno alle quote inferiori e nelle Prealpi. Guardando lo spessore del manto nevoso, nell’ultima decade di febbraio, siamo di fronte al secondo anno scarsamente innevato dopo il 2000. Per tornare nella norma servirebbero almeno altri 220 Mm3 pari ad un buon metro e mezzo di neve fresca. L’indice di scarsita’ idrica (Water Scarsity Index), recentemente elaborato da Arpav-Drst nell’ambito del progetto UE ”Alp Water Scarce” ed attualmente applicato a livello sperimentale, configura la situazione al 28 febbraio come la seconda peggiore dopo l’anno 2001-02.
