
“Sono molto preoccupata – spiega la Brambilla – per quella che sarà la sorte degli animali, sperimentando ogni giorno la mia impotenza: pur essendo anche disposta a spendere una somma davvero importante per salvarli, la decisione spetta solo alla Harlan, perché, allo stato, la multinazionale agisce nel pieno rispetto delle normative vigenti”. E “tanti italiani seguono con angoscia la vicenda, così come sono addolorati per il destino dei cani di Green Hill, e chiedono un intervento risolutivo. Per quanto mi riguarda, non solo mi sono addirittura offerta di acquistare i macachi al prezzo ‘di mercato’, ma soprattutto ho utilizzato le opportunità offerte dal mio ruolo per scrivere la norma che potrà mettere fine per sempre a queste vergogne nazionali”. La norma – spiega il deputato – è contenuta nell`articolo 14 della legge comunitaria, ora al penultimo, delicato passaggio nella commissione Politiche dell`Unione europea del Senato, per terminare l`iter nell`aula di Palazzo Madama. Il testo prevede il divieto di allevare cani, gatti e primati destinati alla vivisezione su tutto il territorio nazionale. “Ogni giorno però – sottolinea Brambilla – dobbiamo lottare con mille insidie: le multinazionali e le lobby che le tutelano hanno messo in moto un vero e proprio attacco perché nulla cambi. Ma non credo che i senatori, dopo che l`aula della Camera e i ministri della Salute e delle Politiche comunitarie hanno già dato parere favorevole, si permetteranno di andare contro il volere della stragrande maggioranza degli italiani che, grazie anche all’aiuto dei media, ora sono al corrente della vicenda e la seguono con il fiato sospeso”. Una nota positiva è la garanzia concessa dal presidente David Broker della Harlan, nel corso del suo incontro con il deputato Brambilla, di non completare la maxi importazione con ulteriori 796 macachi, nonostante sia in possesso delle autorizzazioni ministeriali: “Questo è stato un primo risultato davvero importante e che non va dimenticato – conclude l`ex ministro del turismo – se la Harlan non avesse assecondato la nostra richiesta, ora ci troveremmo con 900 macachi al posto di 104 in quel capannone”.