
Sul ritardo con il quale fu lanciato l’allarme e sulla ‘condotta omissiva’ dell’allora sindaco Gerardo Basile e dell’ex assessore comunale Ferdinando Crescenzi, che in una lunga vicenda giudiziaria hanno dovuto difendersi dall’accusa di non aver ordinato l’evacuazione delle abitazioni. Dopo una prima assoluzione nel 2008, la Corte d’Appello di Napoli ha condannato Basile a cinque anni e all’interdizione perpetua ai pubblici uffici, pochi mesi fa. Per Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania, al di la’ delle responsabilita’ istituzionali l’alluvione di Sarno fu “una tragica concomitanza di fattori“. “Il periodo abbastanza lungo di forti piogge – spiega all’ADNKRONOS – capito’ in un periodo dell’anno, quello primaverile, in cui i terreni erano piu’ fragili e soggetti a movimento, avendo gia’ assorbito acqua durante la stagione autunnale e invernale. Tra l’alto, in quella zona, questo tipo di frane c’e’ sempre stato. Nel caso di Sarno, purtroppo, a differenza delle frane precedenti il fango si abbatte’ su un’area fortemente antropizzata“.
Poco tempo prima sul tratto dell’autostrada A3 all’altezza di Nocera Inferiore una frana di minore entita’ travolse alcune auto in transito, causando un morto. Il 10 gennaio 1997 un analogo episodio aveva interessato Pozzano, localita’ nel comune di Castellammare di Stabia. Tutti campanelli d’allarme che evidenziarono l’instabilita’ dell’assetto idrogeologico dell’area, ma poco o nulla fu fatto. Eppure, sottolinea Peduto, “gli studi effettuati hanno dimostrato che su questi versanti ci sono molte colate sovrapposte, a testimonianza del fatto che sono fenomeni avvenuti e che continuano ad avvenire“.
Dall’alluvione di Sarno in poi pero’, spiega il presidente dei geologi campani, “molto e’ stato fatto. Quell’avvenimento ha dato un’accelerazione alla predisposizione dei piani da parte delle autorita’ di bacino, che fino a quel momento procedevano lentamente. E’ stata messa a punto una pianificazione e uno studio dei fenomeni franosi ed e’ stato dato impulso a mettere in campo misure materiali per contrastare le frane“. Da quell’esperienza, sottolinea Peduto, “e’ nata l’esperienza fondamentale del presidio territoriale, che negli anni successivi abbiamo indicato come misura fondamentale per minimizzare gli eventi ed evitare altre vittime“.
Peduto definisce i presidi territoriali “una sorta di ‘Protezione civile in tempi di pace’. E’ un’esperienza fondamentale anche dal punto di vista scientifico, ripresa da grandi universita’ mondiali e imitata in altre regioni come in Calabria e Sicilia. Si tratta di un monitoraggio continuo del territorio da parte di professionisti esperti in materia di difesa del suolo, geologi e ingegneri civili su tutti, che segnalano l’esistenza di pericoli lungo un versante o il pericolo rappresentato dal materiale che si accumula sotto la luce di un ponte. Tutte situazioni alle quali, se apprese in tempo, si puo’ porre un rimedio“.
