
I tagli avranno quindi un effetto devastante non solo sulle aree nazionali ma su tutte le aree dei Paesi con le acque territoriali confinanti che verrebbero messe a rischio. Come a rischio sono anche i posti di lavoro (qualche centinaio) degli operatori del settore. Minori stanziamenti vogliono sostanzialmente dire minori disponibilita’ per controllare le aree e fare rispettare le regole di tutela, elementi fondamentali in un Paese che non brilla per coscienza civica. Il Parco marino e’ un’istituzione abbastanza recente, nata dopo quella del parco terrestre, ci si comincio’ ad interessare alla salvaguardia della salute del mare solo nel 1962, quando nella conferenza internazionale di Seattle negli Stati Uniti venne votata una risoluzione nella quale si raccomandava ai Paesi con confini marini di creare dei parchi per la salvaguardia dell’ambiente. Nel mondo esistono oggi circa 3000 parchi marini, nel Mediterraneo sono diversi: quelli francesi (Port Cros, Banyuls, Scandola, Lavezzi), quelli spagnoli (Isole Medes, Tabarca, Columbretes), quelli greci (Zacinto, Sporadi settentrionali), quelli croati (Lokrum, Maloston) e quello di Zembra in Tunisia. In Italia i primi parchi marini vennero costituiti davanti al castello di Miramare a Trieste ed intorno all’isola di Montecristo. La gestione delle aree destinate a parchi marini e’ regolata da una legge del 1982 che individuava 20 aree marine meritevoli di attenzione, Golfo di Portofino, Cinque Terre, Secche della Meloria, Arcipelago Toscano, Isole Pontine (Ventotene e S. Stefano), Punta Campanella, Capo Rizzuto, Porto Cesareo, Torre Guaceto, Isole Tremiti, Miramare, Capo Caccia- Isola Piana, Penisola del Sinis-Isola Mal di Ventre, Golfo di Orosei-Capo Monte Santu, Tavolara, Molara, Capo Coda Cavallo, Isola di Uscita, Isole Eolie, Isole Egadi, Isole Pelagie e le Isole Ciclopi.
Successivamente, la legge 394 del 1991 stabili’ che potevano essere costituiti parchi o riserve marine in 26 aree, a cui ne vennero successivamente aggiunte altre 2. In tutto l’Italia puo’ contare su un vasto ecosistema protetto per un totale di 48 aree marine che costituiscono oltre il il 25% dell’intero sistema dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ma, a parte i tagli, non mancano le voci che dissentono dalla attuale situazione di istituzione e gestione dei parchi marini. Tra tutte quella della nautica da diporto che sottolinea come l’area marina protetta renda praticamente off-limits al turismo nautico le aree piu’ belle delle nostre coste. Li’ dove infatti sono state costituite le aree protette vige una suddivisione in zone (A,B e C) che pongono dei vincoli o vietano del tutto la navigazione da diporto. Anzi, proprio perche’ siamo in Italia, le norme che regolano le aree protette sono diverse da zona a zona e, a parita’ di classificazione, possono vietare ogni forma di accesso (neanche a nuoto) o invece consentirla con limitazioni piu’ o meno rigide. Un’incertezza che non giova ad un settore gia’ pesantemente penalizzato dagli ultimi provvedimenti fiscali e che trova migliore accoglienza e maggiori certezze lungo le coste francesi, croate e greche.
