
Recuperare quanto più carburante possibile con metodi tradizionali, evitando l’utilizzo di sostanze disperdenti o assorbenti; sospendere la vendita di crostacei e molluschi, facendo accertamenti sulla mitilicoltura nell’area. Ad indicare le linee di azione per ridurre i danni dell’incidente di Taranto, 15-20 tonnellate di carburanti versate nella zona portuale, è il biologo marino Silvio Greco. ”Il rischio peggiore – dice Greco all’ANSA – è quello di un effetto domino: in un’area confinata e con una forte problematicità ambientale, l’incidente di oggi potrebbe sommarsi ai danni preesistenti”; e in questo caso si verificherebbe ”un problema ecologico straordinario per Taranto”. A preoccupare Greco è anche l’incertezza sulla quantita’ di idrocarburi dispersi: ”bisognerebbe conoscere dati precisi; adesso l’area sarebbe stata circoscritta, ma non era certo cosi’ al momento dell’incidente”. Inoltre, anche se la rimozione del carburante sulla superficie del mare fosse completata in breve, ”sarebbe importante capire quale quantità sia finita più in profondità”. Infine il biologo auspica un innalzamento delle ”capacità di controllo” delle coste: la perdita di carburante è avvenuta per uno di quegli errori umani che si possono e si devono evitare, per non ”sottoporre l’ecosistema ad uno stillicidio continuo”. Sulla necessità di maggiori controlli si soffermano anche le associazione ambientaliste: ”Lo sversamento di carburante in mare è uno dei principali problemi ambientali dei nostri mari e l’incidente di oggi a Taranto non è che l’ennesima conferma che sul trasporto marittimo sia di merci che di persone è necessario un controllo costante e puntuale”, dice Legambiente. ”Favorire le attività estrattive e diminuire le risorse destinate a prevenire l’impatto dei disastri petroliferi è un errore strategico”, afferma Greenpeace, che chiede, tra l’altro, ”regole severe per i trasporti”. ”Chiediamo che su questo incidente sia fatta immediata e piena luce – dice Anglo Bonelli, presidente dei Verdi – visto che quello di oggi non è il primo incidente in cui quantità rilevanti di idrocarburi sono state sversate in mare”. Sullo stesso tema interviene il dipietrista Stefano Pedica: ”La convenzione di Barcellona promossa dall’Onu per la salvaguardia del Mediterraneo ha articolato in diversi protocolli la propria azione. Uno di questi, firmato a Malta nel gennaio 2002, non e’ mai stato ratificato dal nostro Paese e riguarda proprio le procedure, i controlli, le azioni in caso di emergenza”.
