
La volatilita’ dei prezzi nel mercato de grano, causata dai cambiamenti climatici, potrebbe essere di gran lunga piu’ grave di quella causata dall’aumento dei prezzi del petrolio. Lo sostiene uno studio delle universita’ di Stanford e di Purdue, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change. La ricerca e’ basata su dati economici, climatici e agricoli e modelli computazionali, e dimostra che anche se il livello del cambiamento climatico non supera l’obiettivo internazionalmente riconosciuto di 3.6 gradi Fahrenheit sui livelli preindustriali, le variazioni di temperatura possono danneggiare tutti i paesi della “corn belt”, cioe’ la ‘cintura del granoturco’, gli stati americani che godono di un clima mite e dove prospera questo tipo di produzione.
A causa dell’innalzamento delle temperature, i coltivatori potrebbero essere costretti a spostarsi verso nord, avvicinandosi al confine canadese. “Anche solo uno o due gradi – ha spiegato Noah Diffenbaugh dell’Universita’ di Stanford – possono aumentare sensibilmente le ondate di calore che portano a un basso rendimento e una maggiore volatilita’ dei prezzi”. I ricercatori hanno calcolato che se gli effetti del clima si uniscono ai mandati federali per la produzione di biocarburanti, la volatilita’ del mercato del grano aumentera’ in modo significativo tra il 2020 e il 2040.