I ghiacci artici tornano a crescere, ma lo spessore della banchisa rimane piuttosto limitato. Record d’estensione per marzo nello stretto di Bering

Finalmente arrivano delle buone notizie dai ghiacci artici dopo gli sfracelli della terribile estate del 2011. Proprio nel periodo dell’anno in cui si registra la massima estensione del “Pack” artico (il ghiaccio marino che si origina a seguito dello sgretolamento della banchisa), alla fine del lungo inverno boreale, i ghiacci del Polo Nord sono tornati a crescere, recuperando il grave deficit accumulato nel periodo estivo, quando buona parte della banchisa si era ridotta ad una sottile striscia oltre gli 80° di latitudine nord. L’aspetto ancora più positivo riguarda la notevole estensione del ghiaccio marino che oltre a recuperare il gup degli ultimi mesi è riuscito a andare oltre le medie, crescendo ulteriormente. Nel Marzo 2012 l’estensione del ghiaccio artico ha mantenuto una media di ben 15,21 milioni di chilometri quadrati, circa 5,87 milioni di miglia quadrate. Si tratta di una delle estensioni più considerevoli degli ultimi 10 anni, ma da quando si utilizzano i dati satellitari il Marzo 2012 si colloca al nono posto fra i più bassi degli ultimi 34 anni. Per riassumere l’estensione del ghiaccio è stata di ben 530.000 km al di sotto della misura media del periodo 1979-2000, e 780.000 chilometri quadrati al di sopra del minimo record per il mese, che avvenne nel Marzo 2006. Ma ancora è troppo presto per cantare vittoria, difatti ricordiamo che una rondine non fa primavera. Per poter parlare di una buona salute dei ghiacci artici bisognerà andare ad analizzare alcuni aspetti fondamentali in vista dell’arrivo della stagione estiva e del rialzo delle temperature anche lungo la fascia polare. Intanto la massima estensione dei ghiacci del Polo Nord è stata raggiunta lo scorso 18 Marzo. L’elaborazione dei primi dati satellitari parla di una estensione del ghiaccio nel suo complesso superiore alle medie riscontrate negli ultimi anni. Ma buona parte di questo ghiaccio è molto giovane e sottile, quindi avrà molte difficoltà a resistere durante il periodo estivo nonostante la notevole estensione. Ci auguriamo che la prossima estate non presenti le condizioni estreme viste lo scorso anno, con un persistente campo di alte pressioni sul mar Glaciale Artico che hanno contribuito alla veloce fusione del ghiaccio marino, mettendo in crisi l’intero e delicato ecosistema del Polo Nord, rappresentando una seria minaccia per la fauna locale.

Suggestiva immagine dell'Artico

Ma ora andiamo a vedere dove si presentate le massime estensioni dei ghiacci e dove la banchisa soffre tuttora gli effetti della terribile estate del 2011

Uno spesso strato di ghiaccio ha coperto una larga fetta del gelido mare di Bering, mantenendosi largamente sopra la media per tutto l’inverno. L’estensione del ghiaccio marina è stata superiore alle medie del periodo anche nella Baia di Baffin, tra la Groenlandia occidentale e il Canada, e il Mare di Okhotsk, nel tratto ad est della costa orientale russa. In questi bacini l’inverno ha fatto la voce grossa e le basse temperature che si sono susseguite per intere settimane hanno contribuito a rricompattare lo strato di ghiaccio. Inoltre la congeniale distribuzione dei venti con temperature dell’aria scese sotto i -6 -8° rispetto a alle medie stagionali tra Mare di Bering, la baia di Baffin, e parti del Mare di Okhotsk, a livello di 925 hpa. Spostandoci verso l’artico russo-siberiano, nel mare di Kara, dove la portata del ghiaccio marino era stata inferiore alle medie nei mesi di Gennaio e Febbraio, l’estensione del ghiaccio è subito rimbalzato vicino al livello medio per il periodo nel mese di Marzo. Qui nel mare di Kara la ripresa di Marzo è stata favorita dall’avvento di forti venti occidentali che hanno spostato la copertura di ghiaccio in mare aperto, consentendo una rapida diffusione del ghiaccio marino in vaste aree dei questo bacino artico. Diversa la situazione sul mar di Barents dove la copertura è rimasta ben al di sotto del normale. In entrambi i mari di Barents e Kara, la temperatura media dell’aria è rimasta sopra la norma di ben +4° +5°, uno scarto di una certa portata che ha ridotto l’estensione del ghiaccio, per non parlare dell’effetto eolico.

L'estensione del ghiaccio a sud dello stretto di Bering sotto lo sferzare dei forti venti settentrionali (fonte NASA)

Davvero notevole la quantità di ghiaccio marino accumulato nello stretto di Bering, fenomeno agevolato dalle locali condizioni eoliche

Nel Mare di Bering, nel tratto al largo delle coste dell’Alaska, l’estensione del ghiaccio ha inaspettatamente raggiunto un livello record per il mese di Marzo. Tale estensione sarebbe stata favorita da locali condizioni eoliche che hanno spostato la copertura di ghiaccio direttamente dal mar Glaciale Artico. La prevalenza di forti e impetuosi venti dai quadranti settentrionali ha contribuito a spingere il ghiaccio marino verso sud attraverso l’area dello stretto di Bering. Qui il ghiccio marino, proveniente dal mar Glaciale Artico, si è addensato con enormi blocchi lungo le coste dello stretto di Bering, originando un affascinante fenomeno conosciuto localmente come “ arco di ghiaccio”, visto la particolare forma analoga alla volta di un edificio. L’“arco di ghiaccio” ha cosi temporaneamente trattenuto il ghiaccio dietro di esso. Ma l’effetto del forte vento da Nord che ha sferzato lo stretto di Bering è riuscito a far traboccare dei blocchi di ghiaccio anche a sud dello stretto di Bering. Grossi blocchi di ghiaccio marino, in sfondamento da Bering, si sono anche ammucchiati sulla costa settentrionale di San Lorenzo Island, bordando entrambe le coste di essa.

I dati sullo spessore non sono molto promettenti per la stagione estiva

I dati che riguardano lo spessore dei ghiacci artici non sono cosi esaltanti, anzi. Le ultime rilevazioni evidenziano che la copertura di ghiaccio rimane molto più sottile di quanto non fosse in passato, con una percentuale elevata di ghiaccio molto giovane, formato nell‘ultimo anno, che è sottile, molto vulnerabile ad un rialzo termico previsto con l’avvento della stagione estiva. Purtroppo dopo il minimo record negativo del 2007 l’Artico ha perso una quantità significativa di ghiaccio anziano, ossia i ghiacci molto spessi che hanno origini decennali, quindi meno vulnerabili alle fusioni estive e ai movimenti di deriva, causati dai forti venti polari, che portano fuori dalla regione artica i blocchi di ghiaccio, comportando una successiva fusione. Negli ultimi anni, la fusione e l’esportazione di ghiaccio vecchio era meno estrema rispetto al 2007 e 2008, e il ghiaccio pluriennale era iniziato a crescere, con il ghiaccio del secondo e terzo anno che è aumentato negli ultimi tre anni. Lo strato di ghiaccio formato nel primo anno in questo periodo costituisce il 75% della copertura di ghiaccio totale. Nel 2008 il ghiaccio del primo anno costituiva il 79%, e nel 2009 era il 76% della copertura totale.

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