Con il definitivo collasso della robusta figura anticiclonica di blocco che per l’intero mese di Marzo ha dominato in gran parte del vecchio continente la porta dell’umido flusso atlantico si è finalmente spalancata verso l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Non avendo più l’ostacolo del possente anticiclone le perturbazioni e i sistemi frontali inseriti nell’umido flusso occidentale oceanico, in sfondamento dal continente nord-americano, sono penetrate con estrema facilità sull’Europa centro-occidentale e sull’area mediterranea, riportando le tante sospirate precipitazioni che in molte aree del continente, soprattutto fra Portogallo, Spagna, Francia, Regno Unito e Italia settentrionale, mancavano ormai da diversi mesi. Il flusso umido atlantico si è potuto riorganizzare, riuscendo ad interessare il comparto centro-occidentale del continente e il mar Mediterraneo, con il continuo passaggio di profonde circolazioni depressionarie principali tra Atlantico settentrionale e isole Britanniche (alcune veramente profonde, con minimi sotto i 970 hpa), che a sua volta hanno contribuito a pilotare vari impulsi perturbati e sistemi frontali organizzati verso la penisola Iberica, la Francia e l’Italia, accompagnate dalle famose ondulazioni del flusso in quota, tipiche del cosiddetto “regime atlantico”, con la disposizione dei venti al suolo dapprima da Libeccio nel settore caldo, poi da Ponente non appena passa il fronte freddo in rotazione a Maestrale nella fascia post-frontale della perturbazione.
Tali condizioni hanno contribuito a rendere il mese di Aprile particolarmente dinamico, a differenza di Marzo che si è presentato statico e siccitoso proprio per il perdurare del “blocking” sul comparto centro-occidentale europeo che per un lungo periodo ha chiuso la porta atlantica, impedendo qualsiasi transito perturbato inasprendo cosi il già forte deficit idrico che nelle ultime settimane si era venuto ad accumulare sull‘Europa occidentale, con una delle peggiori siccità degli ultimi 50 anni. Bisogna pure sottolineare come in questo periodo, proprio con il sopraggiungere di Aprile, un altro importante protagonista si è andato ad affermare sullo scenario barico del vecchio continente, ma non solo, risultando determinante nella netta affermazione del nuovo cambio circolatorio su scala emisferica. Ci riferiamo al vortice polare che proprio durante la prima decade di Aprile, grazie anche ad una notevole ripresa dei ghiacci artici (il Pack artico si è definitivamente ripreso dopo lo scempio dell’estate 2011, ricalcando quello che è il trend di massima estensione di questo periodo dell’anno), si è andato ad affermare in sede artica, con una solida circolazione depressionaria che dalle latitudini artiche russe si è estesa all’Europa centro-orientale, incentivando una netta accelerazione del getto polare che di conseguenza ha eroso i margini orientali dell’immensa impalcatura anticiclonica che per l’intero mese di Marzo ha attanagliato l’Europa.

Sta di fatto che tutti questi elementi hanno contribuito a rendere il trend climatico di questo inizio Aprile particolarmente dinamico, non solo in Europa o sul Mediterraneo, ma anche sul resto della fascia emisferica settentrionale, come sull’area asiatica settentrionale e sul continente nord-americano, dove si sono sviluppati profondi cicloni extratropicali che hanno dato luogo a severi ma brevi episodi perturbati alternati a periodi di condizioni più stabili e anticicloniche. Un ulteriore condizione di dinamicità atmosferica viene apportata anche dalla graduale risalita di latitudine, come norma per il periodo, del ramo principale della “Jet Stream sub-tropicale” che con una certa regolarità riesce ad interferire con i rami del getto polare, determinando forti ondulazioni che sfornano profonde circolazioni depressionarie (extratropicali) che possono apportare intense ondate di maltempo, con fenomeni temporaleschi e venti burrascosi, come avvenuto nell‘ultimo periodo sul Mediterraneo. Le umide “Westerlies” tuttora sono molto attive anche fra il Canada e gli Stati Uniti a causa del collasso di latitudine dell’anticiclone sub-tropicale del Pacifico settentrionale, impossibilitato a ergersi in senso meridiano davanti la West Coast degli States per il passaggio cosi basso di latitudine del ramo principale della “Jet Stream” (o corrente a getto).
La mancata copertura dell’anticiclone del Pacifico settentrionale sta spalancando la strada all’umido flusso occidentale che continua a transitare indisturbato sopra gli USA, apportando con se i treni di sistemi depressionari (cicloni delle medie latitudini) e dei sistemi frontali nati sull’area pacifica. Spesso quando l’aria umida pacifica, portata dagli intensi venti occidentali in quota, interagisce con i flussi caldo umidi che dal golfo del Messico (aria sub-tropicale marittima) risalgono verso gli USA centrali, si vengono a originare quelle spettacolari ondate di maltempo che favoriscono la formazione delle “Supercelle” e dei temibili “Tornadoes” (fenomeni tipici della primavera) sulle grandi pianure statunitensi. E’ proprio questa porta spalancata sul Pacifico settentrionale che sta alimentando l’intenso flusso occidentale che ormai da giorni governa le sorti meteo/climatiche del nostro continente e del nostro paese, mostrando quello che è il tipico aspetto della volubilità della stagione primaverile che rimane sempre particolarmente piovosa e perturbata (specie sulle regioni del centro-nord dove insorgono i primi temporali termoconvettivi a seguito del maggior riscaldamento del terreno), a differenza di quanto si pensa (o si scrive erroneamente). Tale trend meteo/climatico, dominato dal flusso zonale, ci terrà compagnia almeno fino alla fine del mese, quando è atteso un graduale indebolimento dell’intenso flusso occidentale per lo sviluppo di alcuni “forcing” dinamici che potrebbero far elevare di latitudini gli anticiclonici sub-tropicali presenti fra il Pacifico settentrionale e il nord Atlantico, con evoluzioni più meridiane (distese verso le latitudini settentrionali) che andrà ad ondulare il flusso principale.
