In Aspromonte ci sono ancora metri di neve, e siamo a fine aprile! Eccezionali foto dal cuore del Parco

In Aspromontec’è ancora tantissima neve! Parliamo di metri e metri di accumulo, in alcuni casi oltre 3 metri, come testimoniano le fotografie inviateci da un nostro lettore, Vittorio Malara, scattate sabato 21 aprile in un’escursione particolarmente suggestiva realizzata in compagnia di Maria e Peppe Giunta. Lo stesso Vittorio ci ha raccontato che “aspettando la prima giornata propizia dopo la depressione di sabato 14, abbiamo creduto che sabato 21 potesse essere il primo giorno di bel tempo con la neve ancora abbondante, dura e buona per sciare. Ma non è andata esattamente così (contraddicendo, in parte, le previsioni!), poichè le schiarite attese ed il sole hanno predominato soltanto dopo le ore 13 in montagna; inoltre un vento fastidioso ha continuato a soffiare teso per tutta la giornata e, provenendo sempre da Nord Ovest, ha accentuato la nostra sensazione di freddo (pensate che la temperatura oscillava tra i 2° ed i 5° ed il vento a quelle quote soffiava tra i 10 e 20 nodi almeno). Dunque il nostro auspicato benessere termico è stato abbastanza compromesso per l’intera giornata, con sensazione anche da “sottozero”, ma il divertimento certamente NO!!!“.

Entrando meglio nei dettagli, Vittorio ci ha raccontato come “la nostra gita parte dal bivio di Tre Limiti (o bivio Diga del Menta), dove siamo costretti a lasciare l’auto. Percorriamo un breve tratto di circa un kilometro e mezzo con gli sci in spalla per presenza di neve discontinua, poi, superato Serro Sgarrone (alla quota di circa 1680 m. s.l.m.), abbiamo potuto procedere sempre con gli sci a piedi fino a Montalto (esattamente alla base, dove inizia il sentiero o la “scalinata” per l’ascesa finale al Redentore). Dunque, partiti da Serro Sgarrone, abbiamo superato dapprima Nardello (Ex Base Americana), poi la zona di Nino Martino, Nardello II, Materazzelli, Serro Schiavo (ovvero il punto più alto della strada e dell’intera nostra gita a quota 1885 m. circa), per raggiungere la tabella di Montalto a quota 1855-1860 m. Il ritorno sempre sullo stesso percorso, per una lunghezza complessiva di circa 18-20 km e durata di sei ore, compreso le soste. Dalle foto che vi invio, non tutte belle o interessanti, ma descrittive delle località attraversate, si può riconoscere prima la zona di Nardello con non meno di mezzo metro di neve accumulata ovunque, fin giungere nella zona di Materazzelli e Montalto dove la neve superava abbondantemente il metro e mezzo in piano. Personalmente ho rilevato, in alcuni punti noti come tabelle, etc., un’altezza del manto nevoso superiore a due metri, con punte fino a 220-250 cm“.

La cosa più significativa – continua Vittorio, che di neve e di Aspromonte è espertissimo –  è che, quest’anno, in Aspromonte la neve permarrà per circa 15-25 giorni oltre la media decennale. Infatti, se in quasi tutte le annate ci si può permettere di sciare (dai 1800 in sù) fino al 1 o al 10 maggio, ritengo invece che nel 2012 si arriverà fino alla fine maggio; addirittura nel mese di giugno la neve si troverà ancora accumulata in vari tratti a bordo strada e nei canaloni in tutta la zona di Montalto“.

Vittorio si sofferma poi su una riflessione che probabilmente faranno in tanti: “Ma perchè, a parità di quota, la neve permane più in Aspromonte che in tanti altri posti dell’Appennino Centrale e Meridionale? Come mai, infatti, in Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, ma anche nel resto della Calabria, a fine aprile il manto nevoso sopra i 1800 e sotto i 2200 metri scompare dappertutto (eccezion fatta per qualche nevaio o canalone), mentre nella parte sommitale dell’Aspromonte si mantiene, con poche discontinuità, per decine e decine di chilometri quadrati e con spessori che superano abbondantemente il metro di altezza? E come mai, nel frattempo, qualcuno (direi … più di qualcuno!!!) è già al mare che si abbronza e gode dei primi bagni di stagione, mentre le fiumare non hanno ancora raggiunto la massima piena primaverile?

La risposta precisa la lascio a chi di meteorologia ne capisce più di me, ma vorrei sinteticamente elencare – spiega Vittorioquali sono i parametri, cioè le variabili determinanti che consentono a noi Reggini, nonchè a tutti gli amanti dell’Aspromonte, di godere di siffatta bellezza della natura anche a primavera inoltrata: direi, la specifica morfologia e l’orografia della catena montuosa (o acrocoro Aspromontano che dir si voglia), l’esposizione ai venti, l’umidità, “stranamente” la latitudine e la posizione geografica che lo collocano nel bel mezzo di due mari e nel punto di incontro-scontro di masse d’aria con caratteristiche ben differenti (quelle umide marittime di vocazione africana, quelle fresche atlantiche provenienti dalla valle del Rodano e quelle continentali dai quadranti settentrionali); detto ciò, ma sopra di tutto, la peculiarità, la singolarità dell’Aspromonte è determinata dal fatto che tutte le specifiche condizioni climatiche hanno consentito da sempre l’esistenza di una fitta copertura boschiva (faggi, ma anche abeti) che fa da scudo ai raggi solari e che contiene, molto più che in altre montagne, lo scioglimento diurno della coltre nevosa. In Aspromonte in effetti sussistono molte poche radure e peraltro di limitate dimensioni, mentre in Abruzzo ed in gran parte dell’Appennino, come pure sul Pollino, già sopra i 1400-1600 metri i boschi lasciano terreno alle pietraie, alle radure o ad alberi isolati (vedi pino loricato sul Pollino). In definitiva, nell’Appennino italiano sono rarissimi i luoghi dove, sopra i m. 1800, esiste un bosco così rigoglioso come in Aspromonte (solo in Sila, nell’Orsomarso e sui Nebrodi, a queste quote, si può trovare una copertura boschiva similare ma, in tutti questi casi, poche e di minore estensione sono le vette e i comprensori che superano i 1800 metri)“.

Ieri, 25 aprile, giust’appunto – continua Vittorio concludendo il suo reportage ricco di interessantissimi spunti di riflessione, oltre che di foto straordinarie – percorrendo tutta la A3, ho visto la neve (oltre i 1.700 metri) in Sila, in Orsomarso, sul Pollino ed anche nella Valle di Diano in Campania sul Monte Cervati (m. 1898), ma sono quasi certo che in Aspromonte ce ne sia di più che altrove e che permarrà più a lungo. (questo senza alcun campanilismo!). Se poi vediamo l’Abruzzo, son rimaste ormai poche le vette oltre i 2.000 metri dove si vede un pò di neve, figuriamoci a 1800!!! In Aspromonte, invece, quest’anno potrete vedere la neve sulla pista azzurra o sulla Telese anche nel giorno del 1 maggio alla quota di 1750 circa!! Mi farebbe piacere se voi poteste approfondire quest’argomento del microclima aspromontano con la pubblicazione ad hoc in un futuro articolo“.

Sicuramente lo faremo, soddisfacendo come sempre ogni richiesta dei nostri lettori, ma già il nome di questo massiccio, “Aspromonte”, fa capire nella sua etimologia quanto sia nevoso fin dalla notte dei tempi. Bisogna infatti ricordare che il nome “Aspromonte” deriva dal greco “aspròs montos” e in greco “aspròs” significa “bianco”, quindi il “Monte Bianco”, probabilmente per due motivi: per il colore bianco delle rocce dell’area grecanica, della Locride, dove i greci si insediarono e scoprirono l’Aspromonte per la prima volta, oppure per il perdurare dell’innevamento.

Oggi molti pensano che il termine derivi dall’Italiano e sta a indicare un monte aspro, in realtà l’Aspromonte è piovosissimo, con un verde lussureggiante e con tantissima acqua, tutto il contrario che aspro.