
Da vari giorni continui temporali, di origine termoconvettiva, continuano a formarsi lungo i rilievi dell’Arabia Saudita occidentale e lo Yemen, generando intense manifestazioni temporalesche, con locali acquazzoni accompagnati da frequenti fulminazioni, tuoni e colpi di vento. Osservando le immagini satellitari di questi ultimi giorni si nota molto chiaramente come buona parte delle Cellule temporalesche, di carattere termoconvettivo, si sviluppano lungo il versante occidentale della catena montuosa del Jabal Al-Hijaz, che taglia il settore occidentale della penisola Arabica, separando l’altopiano desertico interno (altopiano di Najd) dalle coste affacciate al caldo mar Rosso. Non è un caso se gran parte di questi temporali si sono formati a ridosso di queste grandi montagne affacciate sul mar Rosso, specie se in presenza di umide correnti occidentali che scaricano quella poca umidità raccolta sopra il mar Rosso sulle pareti occidentali del Jabal Al-Hijaraz, venendo poi costrette a sollevarsi verso l’alto all’impatto con i primi comprensori montuosi presenti dietro la costa occidentale saudita. Durante il sollevamento forzato verso l’alto la massa d’aria tende ad espandersi e a raffreddarsi salendo di quota, favorendo la rapida condensazione del vapore acqueo e la formazione di grossi annuvolamenti a sviluppo verticale (cumuli, congesti e cumulonembi) che vengono ulteriormente alimentati dal calore latente presente nei bassi strati, tanto da assumere un importante sviluppo verticale.
I “temporali secchi” si formano nelle aree dal clima secco tropicale poco prima dell’avvento della stagione delle piogge (portate dalla risalita dell’ITCZ). In genere si originano quando una intensa corrente ascendente, per forte instabilità atmosferica, genera un cumulonembo sopra uno strato di aria molto calda e secca. Durante la fase di maturazione del cumulonembo l’aria secca sottostante fa evaporare il 40-50% della potenziale precipitazione di esso. Se l’aria sottostante è veramente molto secca (caso limite) si possono raggiungere percentuali prossime all’80-90%. Inoltre le precipitazione in discesa entrano subito in contatto con l’aria secca presente negli strati più bassi, evaporando in gran parte ancor prima di raggiungere il terreno. Una certa perdita per evaporazione è indotta al riscaldamento delle particelle per attrito durante la caduta verso il suolo, per cui le gocce più piccole evaporano mentre quelle più grandi permangono e raggiungono il suolo. Intensi temporali, ascrivibili a condizioni di forte instabilità che hanno favorito lo scoppio dell’attività convettiva, si sono manifestati nei giorni scorsi fra l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan, dove localmente si sono verificati dei fenomeni veramente intensi. Ad esempio, nella nottata di ieri, un forte temporale, caratterizzato da intensa attività elettrica e forti rovesci di pioggia, ha investito la città pakistana di Sibi, uno dei luoghi più caldi del continente asiatico, sita in una conca che si infiamma durante il periodo primaverile. Il forte temporale è stato ben alimentato dall’aria molto calda preesistente nei bassi strati in loco, dove nel pomeriggio il termometro aveva superato la soglia dei +40°. Il temporale serale ha poi apportato una decisa rinfrescata, facendo abbassare notevolmente la colonnina di mercurio sotto i +25° e spazzando l’intensa calura del pomeriggio. Ricordiamo che a Sibi, durante la tremenda ondata di calore del Maggio 2010, si registrò una temperatura massima di ben +53.0° all’ombra.
