Nave Taranto, Greenpeace: “sospiro di sollievo per disastro evitato, ma si scherza con il fuoco”

Le notizie che ridimensionano la portata dell’incidente fanno tirare un sospiro di sollievo a Greenpeace, dal momento che un bacino chiuso come quello del Golfo di Taranto avrebbe determinato un impatto devastante. Tuttavia, l’associazione è preoccupata per quelli che definisce ”scenari petroliferi” che si preparano in Italia, e nel Golfo di Taranto in particolare. ”Le attività di ricerca, prospezione e estrazione degli idrocarburi nel Golfo di Taranto, erano vietate dal Decreto Legislativo n. 128 del 29 giugno 2010. Tuttavia col decreto legislativo n. 121 del 7 luglio 2011 il governo è riuscito a garantirne lo sfruttamento a compagnie petrolifere quali la Northern Petrolium UK, la Shell e l’ENI, che avevano presentato richieste di ricerca in quest’area, nonostante il fatto che una fuoriuscita di idrocarburi nel Golfo avrebbe immediate ripercussioni sulla fascia costiera”. ”A ciò si aggiunga che i fondi a disposizione del ministero per l’Ambiente per la prevenzione e il contrasto di simili incidenti sono orami al lumicino, grazie ai continui tagli del governo”, afferma Greenpeace, che rileva come a giugno ”scadrà la convenzione che garantisce un pattugliamento aereo e marittimo da parte della Capitaneria di Porto”. Insomma, stiamo ”scherzando con il fuoco – sono le parole di Giorgia Monti responsabile della campagna Mare di Greenpeace – perchè favorire le attività estrattive e diminuire le risorse destinate a prevenire l’impatto dei disastri petroliferi è un errore strategico”. Greenpeace chiede da tempo che non si effettuino attivita’ di prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare, regole severe per i trasporti e, soprattutto, misure di efficienza dei motori che rendano inutile l’estrazione delle ultime riserve petrolifere.