Primi violenti temporali autunnali in Argentina, potenti “Downburst” con raffiche ad oltre 110 km/h devastano diversi quartieri di Buenos Aires

La saccatura fredda diretta sull'Argentina

Nei giorni scorsi, in un precedente articolo, avevamo previsto la prima avvezione di aria fredda, di lontane origini sub-antartiche, diretta verso il Cile meridionale, l’Argentina e l’Uruguay, con il conseguente sviluppo di fenomeni temporaleschi estremi fra l‘Argentina centro-settentrionale e l‘Uruguay. Difatti, il progressivo raffreddamento del Plateau antartico sta favorendo una notevole intensificazione delle “Westerlies”, gli impetuosi venti occidentali che scorrono ininterrottamente attorno i mari antartici, sotto la spinta dei profondi cicloni extratropicali australi, generando grandi tempeste oceaniche con onde che possono raggiungere i 13-14 metri. Lo scorso mercoledi 4 Aprile un impulso di aria fredda, proveniente dal Pacifico meridionale, sotto la spinta di venti molto forti dai quadranti occidentali che hanno spirato con raffiche di oltre i 90-100 km/h fra le estreme coste meridionali cilene e la Terra del Fuoco, dopo aver interessato il Cile meridionale, portando le prime vere nevicate di stagione fino a bassa quota sulle Ande meridionali, si è esteso alla Patagonia, risalendo da SO a NE la Pampa argentina. Il blocco di aria fredda, caratterizzato da isoterma di +0° -1° a 850 hpa, ha poi raggiunto l’Argentina centro-meridionale, determinando un primo brusco raffreddamento stagionale tra la Patagonia e la Pampa.

L'avvezione fredda che ha interessato l'Argentina e il Cile meridionale

L’aria fredda, di lontane origini sub-antartiche, preceduta da un fronte freddo ben definito che risaliva dall’Argentina centrale verso l’Uruguay e le coste del Brasile meridionale, si è estesa anche all’Argentina centrale e alla zona di Buenos Aires. Sulle Ande meridionale, in particolare sul versante cileno esposto allo “stau” dei forti venti occidentali carichi di umidità provenienti dal Pacifico meridionale, la neve ha lasciato le prime imbiancate fino a bassa quota. Nel corso della giornata di mercoledi 4 Aprile il fronte freddo, subito dopo aver scavalcato la catena andina, si è mosso verso nord/est, attraversando l’Argentina centrale fino al nord della Pampas e al Rio de Plata, venendo cosi a contatto con le masse d’aria molto più calde e umide preesistenti (isoterme sopra i +15° a 850 hpa) sopra il nord dell’Argentina e l’Uruguay. L’aria fredda che incalzava velocemente da SO è subito andata a scontrarsi frontalmente con i più caldi e umidi venti da Nord e da NO, che dall’arida regione del Chaco e dagli altopiani brasiliani del Mato Grosso e del Minas Gerais soffiavano in direzione dell’Argentina settentrionale e dell’Uruguay, scorrendo lungo il bordo occidentale dell’anticiclone di Sant’Elena (anticiclone sub-tropicale dell’Atlantico meridionale) che si è posizionato con i propri massimi di 1020 hpa davanti le coste del Brasile meridionale.

L'area di convergenza fra i caldi venti settentrionali e i freddi venti da SO dove si sono prodotti i fenomeni temporaleschi estremi

Lungo la linea di convergenza fra l’aria fredda, di origini sub-antartiche, che risaliva da SO, e le masse d’aria sub-tropicali molto più calde in discesa da NO e Nord, si è sviluppata una intensa attività convettiva che ha agevolato la formazioni di imponenti annuvolamenti cumuliformi torreggianti (grossi Cumulonembi temporaleschi) che hanno poi dato la stura a forti temporali, con annessi rovesci di pioggia, attività elettrica, grandinate e impetuosi “Downburst” nelle Celle temporalesche più intense, con raffiche di vento che hanno superato i 100-110 km/h, rendendo i fenomeni ancora più estremi. I forti temporali che hanno accompagnato il transito del fronte freddo tra l’Argentina e l’Uruguay hanno colpito l’area fra le città di Rosario, la capitale Buenos Aires e Montevideo, capitale dell’Uruguay, dove si è generato un “sistema temporalesco multicellulare” che ha originato dei fenomeni precipitativi molto intensi, con forti rovesci, grandinate e colpi di vento che hanno preceduto il calo termico e l’ingresso dei venti meridionali. Inoltre l’avvento dell’aria fredda da SO nei bassi strati ha rapidamente scalzato verso l’alto, in modo molto turbolento, l’aria più calda e umida preesistente prima dell’arrivo del fronte freddo, favorendo l’attivazione di forti moti convettivi che hanno rigenerato nuove e giovani “Cellule temporalesche” lungo la zona di convergenza.

Forti temporali su Buenos Aires

Durante l’avanzata verso nord-est del fronte freddo, nella serata di mercoledi 4 Aprile, un violento temporale, caratterizzato da intensa attività elettrica, rovesci di pioggia molto forti e furiose raffiche di vento da Ovest che hanno raggiunto i 105 km/h nella zona dell’aeroporto, ha sferzato la capitale argentina Buenos Aires che si è trovata in mezzo alla linea di convergenza fra le opposte masse d’aria. Purtroppo il nubifragio ha causato danni, tanti disagi e anche delle vittime in alcuni quartieri della metropoli argentina. Un fenomeno di tanta violenza in città non si vedeva da anni, tanto che il responsabile dell’Ambiente e dello spazio pubblico della città Diego Santilli parla di un evento ”raro” con una intensità equiparabile ”quasi a quella di un tornado”. L’amministrazione cittadina in tarda mattinata ha confermato quattro vittime nella capitale, mentre il Consiglio di emergenza della provincia nove morti. Un altro decesso si è registrato nella provincia di Santa Fe, dove un giovane di 19 anni ha calpestato un cavo elettrico caduto, ricevendone una forte scarica. Nella capitale tre persone sono morte in una favela, la Villa 21 nel quartiere di Barracas, sepolte dal tetto. Nell’area di Flores, invece un uomo ha perso la vita dopo essere stato schiacciato da un muro di cinta.

I quartieri più colpiti dalla furia dei “Downburst” e delle forti precipitazioni sono quelli più sud-occidentali e meridionali, dove si sono registrati danni piuttosto ingenti, con alberi sradicati, tetti scoperchiati, pali della luce divelti e muri di cinta abbattuti da raffiche di vento che hanno superato i 100-110 km/h. Poco prima dell’arrivo dei temporali e dell’annesso fronte freddo da SO su Buenos Aires era un caldo pomeriggio di inizio Aprile, con temperature di +26° +25°, ottimo carburante per la convenzione, mentre nei bassi strati soffiava una debole/moderata ventilazione da N-NE che si è andata progressivamente a rinforzare non appena i primi temporali, in arrivo da SO, cominciavano a nascere e interessare i quartieri più meridionali della capitale argentina. L’arrivo del fronte temporalesco è stato subito preannunciato dai forti “Downburst”, che generalmente si attivano quando i forti “Updraft” dei temporali raggiungono altezze considerevoli (oltre i 12-13 km) raffreddandosi sensibilmente e versandosi verso il basso con forti correnti discendenti, dato che l’aria raffreddandosi alle alte quote diventa più pesante dell’aria più calda circostante e precipita al suolo. Intorno alle 08:20 – 09:00 PM Buenos Aires è stata spazzata dai forti temporali, mentre il vento è subito ruotato da Ovest e O-NO, con temporanee ma furiose raffiche che hanno raggiunto i 105 km/h nella stazione dell’aeroporto. I temporali più forti sono durati fino alle 09:30 – 10:00 PM, prima di scemare con la rotazione dei venti da S-SO e Sud, per spostarsi verso il Rio de Plata e l’Uruguay, dove i forti rovesci e i temporali sono arrivati nella nottata successiva, causando anche qui molti disagi e allagamenti. Il fronte temporalesco ha poi interessato le province nord-orientali dell’Argentina, l’Uruguay per allontanarsi verso lo stato del Rio Grande do Sul, nel Brasile meridionale, dove ha apportato dei rovesci e forti temporali sparsi che si sono poi spinti verso l’Atlantico meridionale.