Dagli indios della Patagonia cilena agli abitanti dell’Amiata, fino ai no-coke e agli ambientalisti di GreenPeace. Tutti sotto la sede dell’Enel per protestare contro l’impatto ambientale degli impianti del gruppo in Italia e all’estero. I manifestanti, poco piu’ di una trentina, si sono dati appuntamento in occasione dell’assemblea degli azionisti della societa’, sfoderando una mega-diga gonfiabile che rimanda al progetto di Endesa HydroAysen in Cile, e striscioni, i piu’ diversi, contro il gruppo: ‘Enel killer’, ‘Enel fuori dalla Patagonia’, ‘Salviamo le sorgenti dell’Amiata’. Le istanze degli indios sono state rappresentate in assemblea anche da monsignor Alvaro Ramazzini, vescovo in Guatemala e portatore della voce delle comunita’ indigene della regione maya del Quiche’ dove verra’ costruita la centrale idroelettrica di Palo Viejo. Ramazzini ha rivendicato ”benefici economici” a favore delle comunita’ che hanno finora ”avuto cura delle risorse naturali” e non vogliono ora ”perdere il diritto al loro territorio”. Ben piu’ dura la presa di posizione dell’attivista colombiano Miller Armin Dussan Calderon, professore dell’Universita’ Surcolombiana e presidente di Assoquimbo, associazione dei comitati locali colombiani che presidiano il territorio contro la costruzione della diga di Quimbo. Enel, ha denunciato, ”e’ portatore di un modello energetico insostenibile e obsoleto, non rispettoso delle comunita’ locali, mascherato da politiche di sostenibilita”’.
Ambientalisti di tutto il mondo protestano contro l’Enel
