Brasile alle prese con le calamità naturali; la piena del Rio Negro inonda mezza Amazzonia e Manaus, sempre più grave la siccità nel Sertao

Il corso di uno degli affluenti del Rio Negro in piena

In Brasile prosegue l’emergenza fra la tremenda siccità che sta colpendo gli stati che si affacciano sull’oceano Atlantico, nell’area del Sertao, e le grandi inondazioni che stanno allagando vasti lembi della foresta pluviale amazzonica. Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo pure in Sud-America il ramo dell’ITCZ, il noto “fronte di convergenza intertropicale” (dove vanno a convergere i venti Alisei), comincia la sua risalita a nord dell’equatore, favorendo una graduale attenuazione dell’attività convettiva sull’umidissimo bacino dell’Amazzonia. Attualmente la linea di convergenza tra gli Alisei di NE e SE, li dove si sviluppano gli intensi “Cluster temporaleschi” tipici dell’area equatoriale, si è posizionata più a nord della media climatica per il periodo, attestandosi fra la Guyana, il Venezuela meridionale e la Colombia, dove rimane attiva un intensa fascia di temporali che dalla Guyana francese si muovono verso il Massiccio della Guyana, il Venezuela e la Colombia, sia sul versante orientale amazzonico che sulla costa pacifica occidentale.

Ma intensi sistemi temporaleschi, legati all’ITCZ, si sono formati anche lungo la costa caraibica venezuelana, su Panama, fra l’area del golfo di Darien e il golfo di Panama, spostandosi sino agli stati dell’America centrale, fra El Salvador, Costa Rica, Guatemala, dove la stagione secca è finita da un paio di mesi. La salita di latitudine del “fronte di convergenza intertropicale” sta agevolando una progressiva attenuazione delle precipitazioni convettive che caratterizzano il clima caldo e umido della grande foresta amazzonica. Proprio in questo periodo dell’anno lungo il bacino amazzonico abbiamo la fine del periodo di massima piovosità, con l’avvento di una effimera stagione secca causata dall’espansione verso nord delle aree anticicloniche sub-tropicali che si formano sopra gli altopiani centrali del Brasile. I fiumi e i migliaia di corsi d’acqua che attraversano la lussureggiante foresta pluviale dell’Amazzonia, ingrossati dalle abbondanti piogge avvenute durante tutta la primavera e l’estate australe, inondano vasti lembi di territorio forestale, creando delle vaste paludi e immensi acquitrini che sommergono per centinaia di chilometri buona parte del bacino amazzonico, in particolare le aree più depresse e vicine ai grandi bacini idrografici, come il Rio Negro o il gigantesco Rio degli Amazzoni.

Proprio in questi giorni la grande ondata di piena del Rio Negro ha raggiunto pure la bella città di Manaus, capitale dello stato brasiliano dell’Amazonas e situata proprio lungo le rive del principale affluente del Rio degli Amazzoni. Le acque del grande bacino idrografico hanno sommerso diversi quartieri della città amazzonica. In molte zone difatti l’acqua ha allagato interi centri abitati penetrando fino alle case e negli esercizi commerciali. Ma l’acqua è penetrata anche in aree che generalmente rimangono a secco durante le ondate di piena. Quest’anno l’ondata di piena del Rio Negro che è passata su Manaus, secondo le autorità locali, avrebbe superato di ben 58 centimetri la piena del 2009, già stimata come una fra le peggiori dell’ultimo secolo. Anche i dati satellitari della regione raccolti dall’Inpe (Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali) hanno confermato che le inondazioni sono molto vaste e interessano una larga fetta dell’Amazonas, lungo il corso del Rio Negro.

Allagamenti nella città di Manaus

Ma la cosa ancora più interessante riguarda proprio l’origine di questa grande ondata di piena, che viene da diverse centinaia di chilometri di distanza, in aree sperdute della foresta pluviale sud-americana, lungo il confine fra l‘Ecuador e l’Amazzonia colombiana. Le forti piogge e i continui temporali che negli ultimi mesi hanno colpito, in modo abbastanza pesante, le alture amazzoniche lungo il versante orientale delle Ande, nelle regioni remote tra l’Ecuador e la Colombia (dove regna incontrastata la giungla equatoriale) hanno generato la grande onda di piena che poi si è spostata lungo il percorso del Rio Negro e dei tanti affluenti, per tracimare successivamente nel Rio degli Amazzoni. In quelle aree dell’Amazzonia occidentale, in particolare lungo il versante orientale dei primi contrafforti montuosi che rappresentano la parte più avanzata della dorsale andina, le precipitazioni sono risultate molto più abbondanti rispetto alla tradizionale mendia stagionale, tanto che in alcuni settori si sono registrati degli autentici “surplus idrici” determinati da abbondanti dosi giornaliere di rovesci temporaleschi e forti acquazzoni, concentrati soprattutto durante le ore pomeridiane e serali.

Nel corso delle ultime settimane questa grande ondata di piena dall’Amazzonia colombiana si è spostata verso l’ovest dell’Amazonas, in territorio brasiliano, fino a raggiungere la capitale Manaus, per andare successivamente a confluire sul Rio degli Amazzoni proprio nei pressi della grande città amazzonica. L’onda di piena nei prossimi giorni e settimane attraverserà tutto il corso del Rio degli Amazzoni per poi finire nella vasta area del delta, dove la grande quantità d’acqua, che porta con se una enorme quantità di detriti e materiale sabbioso e limi, si depositerà sui fondali antistanti dell’Atlantico. Spostandoci poco più ad est l’emergenza è del tutto opposta. Fra gli stati di Bahia e Pernambuco, nel Sertao, oltre 740 comuni nel nord-est del Brasile, in particolare sullo stato di Bahia, soffrono gli effetti della peggiore siccità di questi ultimi 50 anni. In molte aree ormai non cade una goccia di pioggia da almeno quattro mesi. La penuria d’acqua sta distruggendo molte piantagioni, soprattutto di fagioli, e ha decimato i capi di bestiame. Purtroppo a causa della penuria d’acqua milioni di persone sono giunte alla fame e alla sete. Per migliaia di abitanti è necessaria una marcia forzata di molti chilometri per trovare una pozza di acqua potabile da poter utilizzare. Questa anomala siccità che sta mettendo in ginocchio varie zone del Brasile orientale, lungo la costa atlantica, è da attribuire all’azione della “Nina” che ha contribuito negli ultimi mesi a raffreddare le acque superficiali dell’Atlantico tropicale.

La siccità nel Sertao

Normalmente le temperature delle acque superficiali dell’Atlantico tropicale, a largo delle coste nord-orientali del Brasile, si aggirano attorno i +27° a anche sopra tale soglia. Quest’anno invece, a causa della “Nina”, le temperature delle acque superficiali sono scese sui +26° o anche sotto questa cifra in alcuni tratti di oceano. Quindi si è trattato di un raffreddamento che ha ridotto a sua volta il potenziale dell’attività convettiva in tutta l’area. In queste condizioni le perturbazioni e i fronti freddi, seguiti dai freddi venti meridionali, che dalla Patagonia risalgono verso il Brasile centro-meridionale, si allontanano verso il largo, in pieno oceano, lasciando cosi a secco di piogge tutta la zona del Sertao e gli stati del Brasile nord-orientale che si affacciano sull’Atlantico. Ciò succede perché l’acqua del mare più fredda evapora di meno, tanto da far venire meno le condizioni adatte allo scoppio dei moti convettivi, con il conseguente sviluppo di addensamenti nuvolosi cumuliformi pronti a scaricare le tanto attese precipitazioni nel Sertao e in tutti quegli stati del Brasile orientale che stanno patendo le gravi condizioni siccitose di questi ultimi mesi. Purtroppo la siccità andrà avanti anche nei prossimi mesi, rischiando di aggravare la già delicata situazione. Sarà veramente molto difficile vedere delle precipitazioni degne di nota nell’area del Sertao.