Brividi ad alta quota: ecco l’uomo che riapre il Gottardo

Tratto da tio.ch – “Tenere aperto il Passo per tutto l’anno? Ma come si fa? Chi ha fatto questa proposta non conosce la realtà…” Michele Delfoc, 39enne macchinista di Quinto, abbozza un sorriso mentre fa riferimento all’interrogazione del gran consigliere leghista Giancarlo Seitz inoltrata di recente al Consiglio di Stato, come alternativa nel periodo in cui il tunnel potrebbe essere chiuso. Delfoc è l’uomo che in questi giorni sta ripulendo la via del Passo del San Gottardo. Abbiamo trascorso una giornata a bordo del suo spazzaneve, un sofisticato macchinario che procede lentamente lungo i 13 chilometri (sui 27 totali) del versante ticinese. “Per il 20 maggio dovremmo avere finito, ormai il grosso è fatto – ammette – . Per me è stata una vera avventura, era la prima volta, non sapevo cosa aspettarmi”.

Pericoli nascosti – In totale sono sette i macchinari che stanno rimettendo a lucido il Passo. Sei sono targati canton Uri, solo uno è ticinese ed è legato alla ditta Filippi di Airolo. “Le operazioni sono coordinate dallo Stato urano. Tutti gli operai coinvolti sono dipendenti statali o delle strade nazionali, l’unico a collaborare con una ditta privata ticinese sono io”. Ora mancano le rifiniture, bisogna spalare la neve dalle vie d’accesso agli ospizi o dai sottopassaggi. In totale una ventina di giorni di lavoro in un ambiente straordinario. “E ci sono stati anche dei pericoli. Perché quest’anno, a causa delle forti piogge, la neve sprofondava facilmente, i macchinari scivolavano più del solito”.

Gelo e slavine – A un certo punto Delfoc si imbatte in un’altezza da record: la neve accumulata sul catrame raggiunge quota 12 metri. “Pazzesco, ma comprensibile se si pensa che qui da novembre non è più passato nessuno”. Già, un altro indizio che fa capire come tenere aperto il Passo per 12 mesi all’anno sarebbe un’utopia. “Bisognerebbe pulire la strada in continuazione. E probabilmente non basterebbe per tenere aperto tutti i giorni e per 24 ore. Certo, magari c’è l’inverno mite, in cui si può tentare di tenere aperto qualche giorno di più. Ma poi alle prime nevicate le cose si complicano, il vento inizia a soffiare forte e a portare in giro la neve, c’è il pericolo slavine e di notte il catrame gela a causa delle temperature rigide”.

Fuori controllo – Pochi secondi dopo lo spazzaneve di Delfoc sprofonda di una decina di centimetri nella neve fresca. E l’esperto macchinista spiega: “Lavorare sulle strade ‘normali’ è tutta un’altra cosa. Lì anche se sbandi un attimo, sai sempre dove vai a finire. In ambienti come questi invece può essere difficile governare il mezzo, perché in alcuni momenti non riesci a sentire bene la macchina, non senti le ruote che appoggiano per terra. Devi restare concentratissimo e dal punto di vista psicologico è un impegno non da poco”.