
La tecnica per ‘fotografare’ le molecole compie 100 anni, un potentissimo strumento che ha aperto un occhio nel mondo microscopico e svelato molti dei segreti della natura. Il centenario della cristallografia a raggi X e’ celebrato con una due giorni di convegno organizzata all’Accademia dei Lincei, alla quale partecipano ricercatori di livello internazionale. Tra questi, il premio Nobel Robert Huber, che per primo ha ‘filmato’ i meccanismi della fotosintesi. ”Ormai e’ possibile fotografare e filmare le proteine in azione”, ha spiegato Huber, ex direttore del centro di biochimica del Max Planck Institute, che grazie proprio a questa tecnica ha svelato i meccanismi alla base della fotosintesi degli organismi viventi; uno studio riconosciuto con il premio Nobel nel 1988. ”Grazie alla cristallografia a raggi X si e’ aperto un mondo altrimenti invisibile, che quando ha trovato le sue applicazioni in ambito biologico ha permesso di vedere in azione le proteine e seguirle come in un film”, ha proseguito Huber. Utilizzata inizialmente su rocce e minerali, la tecnica consiste nell’utilizzo di un fascio di raggi X che, misurando le ‘deviazioni’ che subisce incontrando il campione, ne fornisce una ‘fotografia’ della struttura molecolare. ”E‘ una scoperta che ha permesso di studiare qualsiasi materiale”, ha spiegato Annibale Mottana, docente di mineralogia all’Univerita’ Roma Tre e tra gli organizzatori dell’incontro. Dopo i primi utilizzi per studiare rocce e minerali, la cristallografia ha infatti svelato i meccanismi delle molecole organiche, come il Dna, fino a comprendere i meccanismi di sintesi delle proteine e a identificare i quasicristalli esistenti in natura.