L’intrusione dei primi refoli di aria fredda, di lontane origini sub-polari, sarà preceduta dall’apertura della famosa porta della Bora, che dopo mesi di assenza tornerà a spirare in modo intenso, con forti raffiche “catabatiche” ad oltre i 70 km/h, lungo tutto il golfo di Trieste, il tratto costiero sloveno e l’Istria. Come abbiamo avuto modo di spiegare la Bora è un vento costituito da masse d’aria fredde e molto dense che per azione della forza di gravità scendono a gran velocità dai rilievi del Carso riversandosi con potenti e turbolenti folate di caduta lungo il golfo di Trieste e le coste del medio-alto Adriatico. Si genera ogni volta che una massa d’aria fredda e pesante è costretta a scavalcare le Alpi orientali e Dinariche, catapultandosi verso le coste adriatiche con possenti raffiche di caduta. Una volta raggiunti i monti del Carso e le Alpi orientali le masse d’aria fredde e molto dense, di origine continentale, sono costrette a incanalarsi lungo i bassi valichi (definite anche come porte) presenti sui monti del Carso e sulle Alpi Dinariche (Bosnia Erzegovina), per traboccare con furiosi “deflussi” (raffiche di caduta turbolenti) verso le coste adriatiche, il breve tratto costiero sloveno e le coste dalmate, fino alle porte di Zara-Zadar, con risentimenti sulle Bocche di Cattaro, in Albania.
Questi valichi naturali, caratteristici del Carso, favoriscono l’incanalamento dei venti, provenienti dai quadranti orientali e settentrionali, convogliandoli, tramite fortissime raffiche di caduta e turbolenti deflussi, che agevolmente possono sfondare la soglia dei 120-130 km/h, in direzione del mar Adriatico. Il valico più importante, dove si origina la potente Bora che poi va a sferzare Trieste e l’area del golfo, è quello di Postumia, un grande intaglio che è posizionato tra l’altopiano carsico del monte Nanos e il comprensorio montuoso del monte Nevoso. Proprio questa è la porta dove si origina il flusso della Bora che scendendo dal Carso si tuffa su Trieste e sul golfo, con raffiche molto forti che vengono rese ancora più violente dalle forti differenze di densità, di pressione e di “gradiente termico” che si verificano fra la pianura Danubiana, l’altopiano del Carso, solitamente freddi, e le sottostanti coste adriatiche, molto più temperate e umide.
Nella giornata odierna si instaureranno le condizioni sinottiche ideali per l’attivazione di questi “deflussi” lungo gli intagli naturali del Carso e delle Alpi Dinariche. Il movimento zonale dell’anticiclone delle Azzorre, impossibilitato ad alzarsi in senso meridiani perché schiacciato dal ramo principale del “getto polare” che gli passa a nord, che estenderà un proprio cuneo verso la Mitteleuropa (a nord delle Alpi) piloterà le masse d’aria fredde e relativamente umide, precedentemente addossate fra il mar di Norvegia e le isole Britanniche, fra la Germania e su gran parte dell‘Europa centrale fino alle Alpi, determinando un brusco calo delle temperature, oltre che un incremento dell’instabilità atmosferica, con la formazione di intensi annuvolamenti cumuliformi che daranno luogo a forti rovesci e temporali.

