
Sembra indubbio che negli ultimi anni i fenomeni estremi siano aumentati, anche se occorre tener conto di due considerazioni: non necessariamente ciò è dovuto a cause antropiche, mentre si ritrovano analoghe affermazioni di incremento di tornado addirittura riferite agli anni ’20. La rete di osservazioni inoltre si è indubbiamente infittita negli ultimi anni tramite internet e la possibilità di filmare gli eventi praticamente ovunque e da chiunque.
Ciò che mi preme sottolineare è la straordinarietà del territorio padano, stretto nei suoi contorni da catene di monti, mentre ad Est l’apertura verso l’Adriatico, piccolo e caldo lembo di mare, non fa venire meno l’importanza del contenitore naturale che rappresenta la Pianura per l’aria calda e umida che si accumula in estate. Aggiungiamo a questo fattore la vicinanza del mar Ligure, fonte di instabilità e di umidità, la presenza di catene molto alte, che non permettono che un improvviso rimescolamento di aria in occasione di irruzioni fredde. Un altro elemento è rappresentato dall’alta continentalità del territorio, con valori termici estremamente elevati, specie su Pavese e Alessandrino. Aggiungiamo il ruolo delle distese acquose di laghi e risaie, e il contributo che le Alpi Occidentali rispetto a masse d’aria provenienti da Ovest, che inducono una rotazione aggiuntiva alla massa di aria, agendo in modo straordinario, come un ostacolo che tende a aumentare la rotazione ciclonica.
Uno scontro di masse d’aria così diverse è possibile in pochi posti del mondo, e ciò ha reso la Pianura Padana la detentrice del record di potenza di un tornado, stimato tra f4 e f5, e occorso nel 1967 in provincia di Pavia, noto come tornado di Robecco Pavese e Vallescuropasso. In realtà, e ciò è stato ampiamente documentato da un mio studio, si trattò di 2 tornado diversi, di cui solo uno raggiunse tale intensità, causando fenomeni straordinari dal punto di vista scientifico e la morte di 6 persone.
L’area pede-appenninica è tra l’altro sede di una forte instabilità in caso di fohn appenninico, nel punto in cui tale effetto cessa e si verifica un importante situazione di instabilità tra i 10 e i 30 Km a Nord dell’Appennino stesso, in un mix che vede forte tiraggio verticale, alto CAPE, accumulo di aria al suolo.